Signore e signori venghino, venghino per festeggiare assieme al vostro soprano free lance preferito il 50° podcast!!!

50°? Ma, ma, cosa? Borin, sono commossa, ma io e te già siamo arrivate così avanti? Mi stanno venendo i lacrimoni, mi sto sentendo tuta emozionata, mi sale il nodo in gola! 

Alessandra Borin avventure fuori dal tempo

Eh, sì, cara mia, credevo davvero che non ti avrei sopportata a lungo con questo tuo modo di fare da borgata e invece, alla fine, ci sia affeziona proprio a tutto. 

Ma brutta str****, modo di fare da borgata a chi???E chi ti credi di essere? Sei dei Parioli? 

No, veramente sono nata a Tor Marancia.

Annamo bene 

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Adesso dai cara, calmati, che facciamo lotte di quartiere? Comunque, sì, sono nata a Tor Marancia, in una strada a senso unico, in salita, già là si doveva capire tutto!!! 

Ma dai noblesse, ti stai sempre a lamentare: che il lavoro faticoso, che è difficile farcela, che il sistema rema contro, ma mica te l’ha ordinato il medico de fare la cantante!

No, cara peggio, è un ordine dell’anima e a quello proprio non puoi sottrarti.

In questa carriera, come nelle altre di questo mondo birbone ultimamente troppo verde e troppo poco felice, se sei onesta te la devi costruire pezzettino per pezzettino.

I tasselli del tuo percorso vanno posizionati uno alla volta, come in un mosaico.

Eh, già, belli i mosaici, ma poi guarda come sono interessanti soprattutto fatti a mano, ogni pezzo ha la sua caratteristica, il suo brillio, la sua forma e dovresti saperlo bene! Non hai lavorato tu a San Marco, a Venezia? 

Tutti quegli anni a cantare lassù a metà tra cielo e terra, tutte emozionate, in mezzo ai sogni, alla storia a tutto quel dorato? Che privilegio! 

Mosaici San Marco Venezia

Eh, sì, gli anni veneziani sono stati pieni, stra-pieni, stra-zeppi di giornate talmente belle ed emozionanti, avventure per le quali non posso che essere grata alla sorte e, a volte, anche alla sfiga!

A proposito, ma te la ricordi quella sera ai Frari, quando hai cantato per Monteverdi? (Claudio Monteverdi. Cremona, 1567 – Venezia, 1643)

Ah già, che stori! Ora la racconto anche a voi gentile pubblico, se volete.

Io e Claudio ci siamo conosciuti nel 2000, tra l’altro a casa sua a San Marco, cioè mi spiego meglio, non che fosse proprio casa sua perché lui nacque a Cremona nel 1567, ma perché siccome era poco apprezzato nella corte di Mantova per varie questioni di simpatie, divenne maestro di cappella a Venezia, ben pagato (beato lui). 

Non mi ricordo precisamente perché sono passati anni, anni e anni.

Adesso non esageriamo, sono solo, solo, solo 20?

Eh, sì, cara venti! Venti anni di eventi, stai ventilando che venti sono tanti? Paventi che gli anni roventi siano ormai trascorsi? Ma non vedi come ti reinventi ogni volta?  L’arte, si sa, ha bisogno di esperienza!!! 

E quindi, sì, sono venti! Comunque, non mi spaventi! 

Dicevo ero una baldanzosa giovinetta che saliva e scendeva dal quinto piano di Palazzo Pisani, il magnifico e traballante conservatorio B. Marcello di Venezia, quando venni notata dal direttore della Cappella Marciana (che lì era docente) che mi chiese di cantare in un concerto una messa di Monteverdi a voci sole. 

Claudio Monteverdi

Che emozione, pensate, una giovinetta tutta piena di speranze, notata, manco tempo di giungere a Venezia, la terra dei padri suoi, che il sogno si stava avverando (la piccola Borin sono sapeva che il colpo di vero c*** deve ancora arrivare, oggi!). 

Era dunque, quello, solo un tassello del mosaico della vita di un soprano free lance, che sono io ovviamente. 

Ah, le prove che meraviglia e poi che emozione pura e dirompente il cantare in mezzo a tutto quel dorato, quell’oro brillante, le luci tutto che sfavillava.

Già a 15 anni avevo cantato da solista tra l’oro di mosaici di Ravenna, a San Vitale, ma vuoi mettere San Marco?? Così maestosa, così immensa.

Cala, Cala, Borin, racconta com’è andata. Hai promesso che Vita da Soprano raccoglie solo la verità.

Ma proprio devo???

Eh, se sei onesta si, farai mica come quegli artisti tutti pieni di sè che raccontano sempre le cose per suscitare meraviglia! “Suonava per strada, ma venne notato”. 

“Faceva le pulizie in teatro, ma venne notata”.

Se, ma figurati!!! E poi tu sei un soprano free lance, avrai mica paura della verità?

No, no, ok! Mi ricordo quel concerto oltre che per la musica bellissima, per il fatto che una scarpa proprio all’ingresso mentre il pubblico stava applaudendo si incastrò nella grata che c’è lì, prima di entrare nella chiesa e, il tacco si ruppe!

Aiuto!! Come fare? dove lo trovo un altro paio di scarpe??

INterni Basilica San Marco Venezia

In un battibaleno trovai la soluzione: cantare modello gru, con il peso su un piede il sinistro, solo non appoggiando troppo, che il tacco sennò traballava, ma la forma del soprano sempre perfetto era salva perché The show must go on

E poi non dite che non sono originale!! La conoscete voi un soprano che ha cantato tutto un concerto su un piede solo? 

E quindi?

Quindi, ho eseguito il primo Monteverdi a casa sua a San Marco, lì, sotto le dorate cupole dove poi ho cantato il suo Vespro per la Beata Vergine, lì dove lui ha percorso le scale interne che conducevano agli organi e alle cantorie, dove, guardando quegli stessi mosaici come facciano noi oggi, avrà pensato alla vita, alla morte, alla peste, alle rivalità, alla gioia. 

Quando ero a San Marco ho immaginato il tempo in cui lui era lì, quanti colori avevano gli abiti nelle processioni solenni. 

Quella sera mentre cantavamo seri quella musica antica di secoli, vidi il pubblico trasfigurare, gli sboffi nei vestiti e i cappelli di piuma, le perle e le stoffe damascate e persino un gobbo che mi osservava attento. Avrà notato il tacco rotto? 

Bello eh, onirico, sì, ma alla fine dicci quanti soprani hanno contato Monteverdi? ‘Na paccata

Tu, però, Borin, tu sei originale e, quindi, dillo, al pubblico cosa ti contraddistingue dai soprani ebbasta? 

Cosa? Che sono simpatica? Che sono alla mano?  

Ma, no! Che un conto è cantare Monteverdi, un conto è cantare per Monteverdi! 

Ah, già, sì! Ti ricordi quel fatto, quando venni invitata ad ascoltare una battaglia di organi? 

No, ma che state a pensare? Come? 

Ma, no, ma mica ci si tira un pezzo di fegato e un pezzo di cervello??? Guarda che noi siamo artisti, mica scienziati pazzi!

Allora nella chiesa dei Frari a Venezia vi è un coro ligneo al centro della chiesa e sopra vi sono situati uno di fronte all’antro due organi Callido, essendo uno di fronte all’altro si chiamano battenti

Coro ligneo chiesa dei Frari

Ora era uso nei tempi che furono e, ancora oggi, fare gare di bravura tra organisti alternandosi ad improvvisare sull’organo, rubando ed elaborando i temi musicali dello sfidante, si chiama duello musicale o battaglia d’organi.

Una sera venni invitata ad assistere a questo singolar tenzone. 

Ma per quanto io possa amare la musica organistica dopo un po’ te ne fai due pa**** e, quindi, mi allontanai e cominciai a farmi trasportare dai miei pensieri, dalle mie riflessioni dai miei sogni. 

Iniziai a vagare per i monumenti.

Le note, che impregnavano l’aria di bellezza, accarezzavano il marmo bianco di ogni statua, nella semi oscurità essere di fronte alla pala del Tiziano, a quei colori e quelle linee talmente perfette fu come essere al di fuori dal tempo.

Mi sedetti accanto al monumento del Canova, e pensai, guardando in basso le scarpine che spuntavano dalla mia lunga gonna scura, che quel mio sguardo, quell’inquadratura, avrebbe potuto esistere ogni tempo e ogni luogo. 

Monumento Canova chiesa dei Frari Venezia

Immersa in quel suono roboante degli organi che inondava con eco incessante la chiesa tutta, mi assopii seduta in un angolo, pensando a tutta quell’arte, a tutti quei personaggi che avevano messo piede su quei pavimenti umidi e che, lì, accanto all’altare maggiore c’era anche Monteverdi e che mi sarebbe così piaciuto vivere nel Seicento, che avrei voluto conoscerlo e cantare per lui, come aveva fatto la grande virtuosa Virginia Ramponi-Andreini. 

Chissà poi che tipo era, come impugnava la piuma per scrivere i suoi capolavori, che odore aveva l’inchiostro che utilizzava, se sorrideva compiaciuto dopo aver finito di comporre un brano? E al dolore alla morte della moglie, come lo avrà detto ai tre figli? Amava viaggiare? E nelle sue battaglie di stile con l’Artusi cosa avrà provato, sentendosi attaccato nella sua creatività? Leggendo che i suoi madrigali, le sue opere erano ritenute “aspre et all’udito poco piacevoli”. 

Claudio Monteverdi ritratto

Lui che diceva che la musica deve esser serva dell’orazione, che la musica deve essere a servizio del testo come poi secoli dopo affermò Verdi a suo modo con l’estetica della parola cantata. 

Quindi altro che canzonette, il divino Monteverdi creò una musica costruita sulle sfumature sulla perfetta aderenza emotiva. 

Guccini, Pierangelo Bertoli e De Andrè sarebbero d’accordo sul concetto del testo la fa da padrone, ma di certo sono passati secoli. 

Ma a certe raffinatezze armoniche che sottendono la poesia, chi ci bada più? Per quanto la poesia possa essere bella una tale levatura estetica non è ripetibile?

Ma andiamo avanti, i svegliai nel silenzio più profondo, ero sola nella basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Io, sola, di notte al buio? Paura!!! 

Per un attimo mi salì il cuore in gola, ma poi mi tranquillizzai.

Ma che figata!! Quale migliore occasione??? 

Decisi di darmi dieci minuti prima di chiamare gli amici sbadati, che saranno stati rintronati dalla musica e si saranno dimenticati di me. 

Sentii i miei passi risuonare nella navata centrale, arrivai davanti la Cappella dei Milanesi, li dove c’è lui, dove c’è sempre una fioca lampada accesa e una rosa sulla lapide, come a Lipsia c’è sempre, sulla tomba di Bach.

Infilai la testa tra le inferriate e iniziai a parlare dopo un attimo di rispettoso silenzio.

Mi permetta signor Claudio, lei non sa quanto io le sia grata… quanto il mio animo sia colmo di riconoscenza, affetto sincero per lei, non saprei scegliere tra la tanta bella musica che ha scritto.

Come è riuscito ad ideare e creare tanta meraviglia armonica, tanti colori, dando alle parole i suoni del sentimento, trascendendo il significato nel concetto, parlando direttamente al cuore?

Che ispirazione divina per scrivere in tutti quei libri di madrigali, come mi piace la Sestina (Lagrime d’amante al sepolcro dell’amata – Madrigali Libro VI – Venezia 1614), come mi piace!

E poi sono felice di vedere che ha sempre un fiore tutto per lei, lo sa per tutta la vita io la ringrazierò e farò in modo per quanto possibile con i miei poveri mezzi, che la memoria di lei possa giungere lontano come il suo genio merita.

Tomba di Claudio Monteverdi

Con tanta umiltà canto le sue note, e in cuor mio cerco sempre di interrogarmi se le sarebbe piaciuto il mio cantare.

E così dicendo mi sgorgò dal cuore il Laudate Dominum, e lo cantai tutto, a occhi chiusi nel buio di Santa Maria Gloriosa dei Frari con l’echo che mi avvolgeva e qualche lacrima di commozione per quel privilegio senza tempo.  

Come per magia all’ultima nota si riaccesero le luci, gli amici si erano accorti di me, e tutto scomparve in un attimo.  

Non saprei dirvi se il divin Claudio abbia gradito la mia voce quella sera, una cosa però so dirvi di per certo, che, come sempre io ho cantato per amore e con tutto il mio cuore. 

Alla prossima.

Rosa di Monteverdi

PS. I concerti in cui ho cantato la musica di Monteverdi sono stati così tanti che, per raccontarli ci vorrebbe tutta una vita, perché questo è il tempo di una vita, la mia. 

Sappiate però che per me, ogni volta, è stato un vero privilegio.

Vuoi lasciarmi un commento?