Quando mi venne proposto di partecipare al Ballo del Doge non avevo la più pallida idea di quello che mi sarebbe accaduto!

Cantare ad una festa in maschera mentre magari la gente mangia e chiacchiera sopra il tuo raffinato acuto? Beh, no… senti, non faccio jazz!

Ma no Alessandra, questa non è una festa come un’altra, questa è la festa delle feste! Fidati, è come entrare in una favola!

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Così mi disse il caro Paolo occhi blu, l’attore di tante avventure assieme, e mi convinse.

Solitamente per abitudine non vado mai a curiosare in anteprima per vedere i posti dove debbo esibirmi, un po’ per scaramanzia e perché non voglio crearmi delle aspettative, e anche quella volta fu così.

Alessandra Borin il ballo del Doge

Partii all’avventura nel pomeriggio del 18 febbraio del 2012 e assieme alla mia collega liutista e mi incamminai alla volta di Venezia.

Dopo una bella scarpinata su e zo dai ponti, con le valigie piene dei nostri costumi di scena, attraversando calli, campi a me familiari con le case dai colori tenui e dagli intonaci crepati dall’umido, arrivammo a Palazzo Pisani Moretta.

Palazzo Pisani Moretta Venezia

Come da secoli si suole fare per la servitù, ci fecero fatto entrare dalla porta sul retro, e ci inerpicammo per anguste e ripide scale fino al quinto piano. Entrammo esauste in una sala dove ci cambiammo in fretta per entrare in scena, eravamo quasi pronte quando un Pulcinella irruppe in camerino:

“Ciao ragazze, come va?” Ne entrarono altri cinque uguali esclamando assieme: “Ciao ragazze, come va?”  

Parlavano assieme ed erano simpatici. Non avevamo finito di presentarci e a fare amicizia che spuntò un Arlecchino e poi il giullare di corte, un mago, una damigella dal vestito argentato e, in men che non si dica, la sala si riempì di maschere!

Sembrava la sala di attesa di un libro fantastico, tutti bellissimi e pronti per essere per smistati, ogni personaggio nella sua storia.

Pulcinella maschere veneziane

Una fata alata si avvicinò e ci disse:

Benvenute ragazze e con voi siamo al completo, 90 artisti! Venite prima si mangia!

Ci condussero in una grande sala dove fu servita a tutti la cena e ci venne spiegato cosa fare e dove andare.

Ad ognuno era astato assegnato un compito ben preciso e con un orario ben preciso! Compresi in quel momento la grandiosità dell’ingranaggio in cui ero capitata!  Ma dov’ero capitata?

Beh, quella era la XIX edizione del Il Ballo del Doge, il più importante evento del Carnevale di Venezia, ideato e creato da Antonia Sautter.

E chi è Antonia Sautter? Allora, sue sono le maschere del film Eyes Wide Shut, indossate da Tom Cruise e Nicole Kidman, tanto per dire…

Antonia Sautter

E tanto per dire il ballo del Doge è uno dei primi dieci eventi mondani a cui si dovrebbe partecipare una volta nella vita secondo la rivista Vanity Fair. 

Una festa onirica che scaturisce dalla creatività di questa artista, un evento unico al mondo riservata a 400 facoltosi ospiti disposti a spendere cifre da capogiro per partecipare.

Vedi la vita di un soprano freelance? Vai all’evento più glamour del Carnevale di Venezia, e ti pagano pure!  

L’atmosfera che si respirava era elettrica, come prima di una battaglia, di un’audizione o di un appuntamento con il tuo innamorato! Il cuore batteva veloce, l’energia del show must go on ci affratellava fate, dame, cavalieri giullari pulcinella, tutto doveva essere perfetto

Ci venne assegnata una sala elegante e raffinata ove tenemmo un concerto di 40 minuti di arie barocche, con davanti dame e cavalieri sorridenti dietro le loro maschere misteriose. Quando finii di cantare l’ultima nota erano solo le 21.00.

E ora? Tutto qui?

Bene, adesso seguitemi!

Il nostro amico Paolo era divenuto un imparruccato e splendido Casanova, e ci condusse al piano inferiore.

Dai ragazze, divertitevi e cantate!

Dinnanzi a me apparve uno sfarzo mai visto che mi lasciò a bocca aperta. La luce dei lampadari di vetro colorati si rifletteva sugli specchi e sugli ori della mobilia e delle cornici, sugli intarsi degli arazzi e sulle pesanti e lucide tende di broccato.

Vestiti da eleganti abiti d’epoca gli ospiti erano accomodati nei tavoli, divenendo anch’essi parte di un tableau vivant da far perdere il fiato perché ogni abito a sua volta aveva delle paillettes o degli ori, delle pietre preziose che riflettevano, in un gioco di rimandi, la luce dei candelabri…

Nell’atmosfera completamente onirica si mescolavano parole in inglese e francese, arabo e cinese, spagnolo, ma queste diversità sembravano non essere un impedimento alle risate e all’allegria generale!

ballo in maschera doge

Mi accorsi che ogni sala aveva una decorazione diversa! Le tovaglie di raso bianco accoglievano centro tavola dalle strutture imponenti e ricche di fiori freschi profumatissimi, candele, leoni di San Marco dorati, corone, strutture fantasiose, rose bianche! Sul tavolo i piatti ricolmi di ogni leccornia.

Alle pareti vi erano quadri antichi con scene d’amore di dei e scene di caccia, ma non era possibile soffermarsi su ogni singolo particolare perché era un insieme travolgente di arte, colori, sensazioni e bellezza.

E così in mezzo ai tavoli io cantavo, galleggiando tra la mia voce, lo stupore e il brillio dell’oro.

Rimanevo estasiata davanti alla fattura di ogni maschera, davanti ad ogni nuova prospettiva che aumentava il brillio dei riflessi. I miei occhi si nutrivano di meraviglia e in cambio sgorgava suono puro dalle mie labbra

Il ballo del Doge Alessandra Borin soprano

Tra quelle meraviglie un’ospite dal delicato abito ceruleo si alzò e mi chiese in un gentile inglese di cantare un duetto di Monteverdi, ma come lo conosceva?? La domanda si perse nella mia mente.

Non so come fu, ve lo giuro, ma scese il silenzio e la sua voce meravigliosa si fuse con la mia e con il suono del liuto. Non so chi fosse, né lo saprò mai ma guardandoci negli occhi attraverso le maschere nel mio cuore ho sentito che era una principessa.

Ogni sala diveniva di volta in volta un teatro a cielo aperto dalla scenografia curatissima e sfarzosa. Erano così le gran feste dei signori? Io come musico in viaggio tra le onde del tempo mi domandai questo.

Era così che si sentiva Veronica Franco o le dame principalissime di Ferrara? Era così che si sentiva Farinelli?

Sotto le maschere riconoscevo i tratti di personaggi famosi, era un tripudio di copricapi piume, velluti, broccati. Rischiavo di perdermi e non sapere più chi fossi.  Dov’è la quarta parete?

Lo chiesi a gran voce nella mia mente, sentivo che la bellezza mi trascinava via con forza in luoghi sconosciuti di puro godimento ed estasi, dove avrei potuto divenire chiunque o, forse, dimenticare chi fossi perché non c’era confine tra finzione e realtà, tra pubblico e artisti.

Cercai le quinte per tirare un po’ il fiato, ma non esistevano… Non c’era che uno spettacolo a tutto tondo in cui i ricordi intimi d’ognuno costituivano l’unico aggancio con il reale che sarebbe riapparso all’alba di quella notte incantata.  

Quel 18 febbraio partecipai ad un perfetto Carnevale in cui il mistero celava le identità e i ruoli … In cui il vano gioco della vita si mostra per come è un sogno e per una volta all’anno si ha il coraggio di ammettere scherzando, che siamo, uno nessuno e centomila.

Un ospite vestito da settecento venne vicino a me si presentò come direttore d’orchestra e iniziò a dirigermi con la forchetta, e ci divertimmo a giocare con il ritmo del brano che stavo cantando, io lo seguii come lui desiderava mentre rallentava o velocizzava per gioco. Ridemmo e mi fece i complimenti.

La festa era nel suo massimo, io e la mia collega riponemmo il liuto e iniziammo ad andare in giro per le sale e da artiste ci trasformammo in ospiti.

Decine di Pulcinella si mescolavano a virili guardiani dai pastorali dorati e dai copricapi fantasiosi di piume e stoffe colorate, il gobbo si con i suoi campanelli a far dispetti, nelle generose scollature le dame sfoggiavano brillanti collane e poi perle tra le pettinature di ogni foggia e poi anelli, orecchini scintillanti.

Ovunque regnava magnificenza …abiti con fiocchi, pizzi, trasparenti ali di farfalla, uomini meravigliosi dai petti nudi e ben scolpiti dipinti con simboli magici, con calzoni di broccato, le danzatrici con candelabri in testa e un meraviglioso angelo oscuro che vagava con le sue immense ali di piume nere.

Luci, colori, tessuti reinterpretati evocavano epoche diverse, trasmettendo la magia del bello senza limite. Ero io stessa incantata a vedere i miei colleghi esibirsi in musica, giochi di prestigio e magia. Vi era una danzatrice di veli, ballerini di tango, burlesque, acrobate, uno spettacolo Drag Queen.

Attraverso le enormi vetrate del piano terra i brillii della festa si riflettevano sull’acqua calma del Canal Grande. La sala da ballo era decorata con enormi alberi dorati i cui rami arrivavano fino al soffitto, le luci viola e fucsia rilucevano nei lustrini dei costumi degli ospiti gioiosi e mascherati.

Al centro di una tavola rotonda addobbata come una gonna settecentesca emergeva il busto di un’esile ragazza il cui unico compito era versare champagne per chiunque e da qualunque direzione si avvicinasse.

La musica altissima spingeva al ballo… Sulle tavole pasticcini raffinati di ciliegia e cioccolato, bicchieri di vino e champagne, lo sfarzo e l’eleganza troneggiavano, mentre passavano vassoi ricolmi di maschere per tutti gli ospiti, ne presi una che conservo ancora.

Improvvisamente una mano mi prese per la vita e mi portò a sé, era il direttore americano che avevo incontrato qualche ora prima. Sorrise da dietro la maschera e mi chiese di ballare.

Mi sentivo dentro un incanto e fu così per tutta la sera. Ballando stretti e bevendo champagne nei nostri abiti da sogno, danzammo tutta la notte abbracciati, e sconosciuti, parlammo di musica, teatro, speranze… lontani da ogni tempo da ogni cosa persino dalla nostra stessa vita. Mi lasciò il suo biglietto da visita chiedendomi di scrivergli.

Ma qui inizia un’altra storia, che vi racconterò più avanti.

Anche se i colori dell’alba erano già in cielo, mi ridestai lentamente con il rumore delle ruote delle nostre valige sui masegni veneziani, un rumore sordo che rimbombava per le calli deserte di una Venezia ancora addormentata.

Sognante, incapace di distinguere il momento presente, sospesa in una dimensione idilliaca, raggiunsi piazzale Roma e salii in auto diretta verso casa.

Vorticavano nella mia mente mille pensieri, immagini, colori e sensazioni.

Era accaduto tutto in una sera, come deve essere nello spettacolo perfetto.

Il ballo del Doge 2012

Sorrisi tra me. Vedi che tipa questa Antonia Sautter, è un’artista con una fantasia senza limiti, lei immagina e tutto si avvera…per una volta all’anno riesce a trasformare la realtà in sogno, ed è in grado di far vivere i suoi ospiti in un mondo dove il male non esiste.

Ero felice di aver partecipato a questo spettacolo a tutto tondo, ringraziai l’universo che tesse e intreccia esperienze e storie, e guardando la rosea alba sulla laguna ritornai d’incanto alla mia vita.

In punta di piedi e per una notte soltanto ero entrata nel sogno di qualcun altro.

Alla prossima

Ps. Consiglio a tutti di partecipare almeno una volta nella vita, si vive un sogno!

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