Ebbene si, sappiate che un’artista dietro le quinte ha a che fare con diversi tipi di insetti!!

Insetti e musica Alessandra Borin Vita da Soprano

E non sto parlando del vitino da vespa degli abiti di scena e neanche dei corsetti a nido d’ape, no!

Non sto parlando del tarlo musicale che ti distrugge l’esistenza con motivetti martellanti ad ogni ora, e non sto parlando neppure delle farfalle nello stomaco quando fai un’audizione o debutti un brano nuovo. No, no e no!!!

Non sto parlando di quando ti senti nuda come verme perchè ti tocca cantare senza un buon accompagnatore che ti sostenga. E non parlo neppure dei mosconi che ti girano intorno solo per portarti a letto quando sei in trasferta o di alcune colleghe che, per arrivare sotto i riflettori, si trasformano in lucciole. No, no e no!!!

E non sto neppure parlando di quando, a causa di certi direttori, ti tocca cantare i tempi lenti ancora più lenti che pari una lumaca, che in ogni modo invidio perché lei si può portare la casa dietro mentre a me tocca sempre pagarmi l’albergo.

E comunque la lumaca non è un insetto!

casa lumca

In realtà, vorrei raccontarvi di tutte quelle volte in cui mi sono tragicamente imbattuta in uno di questi piccoli esserini che convivono con noi sul meraviglioso pianeta terra.

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Dovete sapere che nella vita di un soprano free lance, come me, è molto comune cantare in luoghi storici, castelli, magioni, chiese antiche, sale antiche, ville antiche, a volte molto molto antiche, a volte troppo antiche quasi fatiscenti; parbleu non c’è più la nobiltà di una volta n’est-ce pas?

E si sa, i luoghi storici sono luoghi pieni di storia, e a volte talmente pieni di storia che sono anche pieni di polvere; e se c’è antico c’è anche la polvere, e quando c’è polvere ci sono gli insetti. Eh, si, quei piccoli insettini carini carini che si spostano ad ogni tuo passo quando entri nel luogo dove devi cambiarti e vedendoli qua e la sparsi pensi: “Ah, wow, ci sono anche loro”! Ah, ah, ah, non è vero ti viene da urlare!!!

Ovviamente quando agli organizzatori viene in mente di valorizzare i luoghi storici nei loro territori si dimenticano (si dimenticano puntualmente), di pensare anche a dare una rinfrescatina, che le ultime pulizie le hanno fatte nella Pasqua del 1786.

interni d'epoca

E dunque è ovvio che ragnetti, bruchettini, tarlettini, baccherozzi, zanzare, farfallucce vespertine, e tutti gli altri insetti nemici della luce, spuntano da ogni dove; forse per ascoltare anche loro il concerto?

Non lo pensai quella volta che nell’antica chiesa di Monastiero – indimenticabile quel 5 luglio 2008 – arrivati a metà concerto, ci accorgemmo che c’erano così tanti scarafaggi sul pavimento da farmi sentire in una puntata di Indiana Jones e il tempio maledetto!

Indiana Jones

E nonostante qualche elegante passo ben rumoroso, a ritmo di musica ovviamente, gli scarafaggi non si spostavano, cercando anche di salire sulle scarpe di noi concertisti! Per fortuna nero su nero non si vedeva!

Wow!!!

Macché “wow”, era uno schifo e ogni tanto se sentiva qualche scronchk dei caduti in battaglia e bisognava trattenere il disgusto perché: The show must go on!

the show must go on

Ma passiamo ad un indovinello.

Indovina indovinello di cosa hanno più paura i musicisti?

Di non essere pagati dopo il concerto? Fuocherello!!

No! La vera paura degli insetti e ad ognuno ha il proprio insetto! Gli strumentisti, dei tarli che se si mangiano il legno, sei fregato! Il violino col buco non suona più!

E di cosa invece hanno paura i cantanti??? Ah, ah, ah! Ebbene, immaginatevi la scena: clavicembalo che plinplinna dolcemente, pubblico beato e felice e sorridente, la voce che riempie e accarezza gli affreschi dai colori pastello della sala antica della villa antica, ma, ad un certo punto, intravedi a mezz’aria mille all’ora una mosca che si è intrufolata chissà da dove, oh ma chi l’ha fatta entrare? Senza biglietto!!!

Ma quella se ne frega e si dirige senza remore verso di te, te cantante, che per fare uscire i suoni devi tenere la bocca aperta!!! Immediatamente il pensiero qual è? Oddio, mi centrerà? Sai che figura ingoiare una mosca nel bel mezzo di un acuto? E non posso chiudere la bocca anche se mi ha puntata!

Self Control! Borin, sangue freddo, stai ferma… perché: The show must go on!

Ma rieccola la dannata mosca in sala che fa il giro della sua pista immaginaria e viaggia tutta velocità! La maledetta mi passa, rasente, al viso. Mi schiva. Che stress, è pronta per un nuovo attacco! MayDay, MayDay – un buco nero a ore 12 – MayDay, MayDay – è una bocca aperta – MayDay, MayDay – collisione!

mosca

A volte un vero e invincibile soprano free lance, come me, riesce anche ad esibirsi, (egregiamente direi) non solo nei luoghi antichi, ma nei non luoghi, cioè all’aperto.

E mi immagino il bacarozzo di turno che mi sente cantare in mezzo al prato dicendo all’amica locusta: Ma questa qui, che specie di uccello è che manco c’ha le piume? E soprattutto ci mangerà?

E magari i due insettini, incuriositi e balzellanti, nel flusso dell’amore universale della madre terra e senza preconcetti (loro), vengono a vedere se possono fare amicizia.

E figurati se gli organizzatori di eventi, che mai sono artisti, ci pensano ai risvolti delle loro genialate! Infatti agli organizzatori di eventi e assessori vari, pare bello creare per il pubblico queste scene bucoliche nei giardini o nei parchi e farmi figurare come una fata nel bosco o una ninfa canterina, magari vicino ad un ruscello accompagnata da dolce suono di un liuto (ma, non lo sapete che con l’umido dell’acqua lo strumento si scorda?). O magari farmi figurare sotto il sole di maggio accompagnata da un violino (ma non lo sapete che, con il calore del sole, il violino si scorda?)

E poi, gli organizzatori di eventi, mica ci pensano che non si senta un cavolo all’aperto senza microfono e soprattutto che, all’aperto, è pieno di INSETTI!

E li Sono cavoli tuoi e te la devi cavare tu! Nessuno ci arriva a capire che è un problema di prendersi le note giuste mentre hai i grilli che ti montavano addosso perché ti scambiano per un cespuglio… e tu non puoi urlare, ma devi mantenere un Self Control invidiabile perché: The show must go on!

the show must go on 2

Agli organizzatori di eventi e agli assessori vari, che mai sono artisti, gli pare che tu possa cantare da per tutto, in ogni condizione, in ogni momento! E invece no, se hanno inventato il teatro ci sarà un motivo di acustica, no? E soprattutto per gli insetti! Quindi, non solo sei fuori dal tuo habitat artistico,pure ti viene richiesto un auto controllo da spia russa sotto tortura, ovviamente senza aumento di cachet! Tirchi!

A proposito di Self Control, mi sovviene quella volta che dopo due ore da fata dei boschi iniziò a prudermi la fantastica corona di fiorellini sul copricapo dorato con velo, fino a terra, che m’avevano messo in testa.

Ricordo che era un tableau bellissimo, e mi so pure divertita nel vedere il pubblico che si meravigliava tra natura, stoffe preziose e musica delicata.

fata dei boschi

Ah, quant’è bello osservare quando a quelli davanti gli si apre la bocca per lo stupore e sai di donargli un’emozione indimenticabile.

Bello tutto, si! Ma, a me, la fantastica corona di fiorellini sul copricapo dorato (con velo fino a terra) mi dava fastidio e in quelle occasioni non ti puoi grattare!

Puoi solo lievemente sfiorarti il capo con eleganza, ma, non basta, mi voglio grattare e non passa, non passa! C’è qualcosa che mi tira i capelli. Pensai che fosse una delle duemila forcine che tirava troppo!

Dai Ale, sorridi canta e resisti, non ti puoi toccare mentre canti i tuoi pezzi rinascimentali. Maledette forcine non ne posso più, basta!!!

E alla fine capii che tanto prurito, era dato da un bacarozzo nero, brutto e pure grosso.  Per ore avevo sentito non una forcina ma le zampette della viscida creaturina. Evidentemente disperata da un senso di claustrofobia, aveva provato ad uscire in tutti i modi… sicuramente distrutta e forse anche un po’ intossicata dal mio balsamo all’aloe. Poverino immagina la paura, immaginate il mio urlo nel vederlo arrancare, nero e brutto, sul fondo del mio copricapo! Oddio, che schifo!

gargoil

Ma l’esperienza che qualsiasi entomologo avrebbe sognato, più indimenticabile del bacarozzo nero in testa, la ebbi a Floriano al Serio! Voi dite: dove cavolo sta? Floriano al Serio, ve lo dico io, è in provincia di Bergamo!
Mi ci recai con una compagnia teatrale per il nostro gran tour su Galileo Galilei.

Era, dunque, l’estate del 2009 e l’organizzazione aveva approntato un magnifico e illuminatissimo palco all’aperto perché, d’estate, ovviamente, è più bello all’aperto… sotto i riflettori, vuoi mettere cantare sotto un cielo pieno di stelle???  A metà spettacolo iniziai ad avvertire uno strano calo di zuccheri.

Ale, questa vita da girovaga, saltimbanco, giramondo non fa per te! A metà spettacolo sei già stanca, te si incrociano gli occhi… non vedi??  Non vedi che si muovono le note?

Riguardai meglio, e mi accorsi che non erano le note muoversi… bensì lo spartito era pieno di formiche con le ali!!!

In quel momento uscii dalla trance artistica e mi resi conto che ne era pieno e brulicante il leggio, il velo dorato sul leggio e tutto lo strascico del mio costume di scena che era bianco e oro! Nooo!! Riflettori più vestito bianco vuol dire la morte!!!

Realizzai il dramma e poi le vidi zampettare allegramente a decine, a centinai, sul mio corpetto e marciare in massa dirette verso il mio decolté! Aiutooooooooo! Che faccio… oddioo!!!!

Non si può scappare, gli attori stanno recitando e, adesso, è il mio turno! Iniziai a cantare mente il battaglione avanzava verso il mio collo e il mio viso, sui capelli, dentro il naso.

Sarei scomparsa alla vista del pubblico fagocitata da una nuvola nera di malefiche formiche alate?

Vili insetti che sferrate l’attacco, sapendo che il nemico non si può muovere perché: The show must go on!

Borin resisti!!! Che fare??? Ah, c’ho il ventaglio! Il ventaglio, sì!

E lo usai come una catapulta. Le bestiacce, appena montavano sul ventaglio, venivano gettate lontano da un mio gesto velocissimo, ma non abbastanza!

insetti e musica dipinto

Iniziai a farmi aria e le spostavo, cercando di non farle entrare in bocca! In bocca, no, che schifo!!! Avrei voluto morire, mi venne il desiderio di scappare, ma come avrei potuto? Stavo cantando! E pensai: quando finisce questa tortura????

Ancora con l’eco dell’ultima nota dello spettacolo nell’aria, corsi dietro il palco e iniziai a spogliarmi e urlare, spogliarmi e urlare!

Sappiate che quella volta mi sono ritrovata le formiche con le ali pure dentro le mutande! E chi se lo scorda più dove sta Floriano al Serio?

Fu una vera impresa di forza mentale, ero distrutta ma felice di aver portato a termine lo spettacolo con sprezzo del pericolo e totale abnegazione, rischiando di essere soffocata da migliaia di formiche con le ali. Caro pubblico ricordate che qualsiasi cosa accada, l’unica regola è: The show must go on!

insetti e musica vita da soprano

Eh, già! Show must go on!

Nello spettacolo non ti puoi mai fermare, l’immobilità vuol dire essersi arresi, dichiararsi sconfitti. Andare avanti a tutti i costi è un simbolo, un vessillo, un credo per la vita!

Bisogna sempre continuare e lottare perché niente è impossibile!

Quando lo spettacolo si ferma, vuol dire che la sfiducia ha vinto e che ha trionfato la morte!

the shows must go on 3

Tornando verso casa, pensai a questo mio lavoro tanto strano che si fonda sul non arrendersi mai, in cui metti alla prova te stesso e fronteggi i tuoi limiti e le tue paure, ogni volta – ricominciando da capo se serve – e studiando tutti i giorni e limando con volontà, con metodo e serietà nota per nota… imponendoti allenamenti costanti e orari ferrei, perfezionandoti sempre, e il tutto per rendere felice chi ascolta perché: sapete qual è la verità??

L’unica cosa che un vero artista non può davvero MAI permettersi, è di avere i grilli per la testa!

Alla prossima    

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