La prima volta che ho conosciuto Barbara Caterina Strozzi fu in Conservatorio; ricordo ancora le parole entrando in aula che riecheggiavano dolci e argentine e musicali. 

“Amor non dormir più svegliati, omai che mentre dormi tu vegliano i guai”

Ah, ah, che carina pensai! Bella questa! Se l’amore dorme i guai arrivano… mi sa che il mio amore è finito in coma da anni, perché qua di sfighe una dietro l’altra! 

La Strozzi mi stette subito simpatica. 

Ma fu con il tempo e lo studio, che in conservatorio sono costanti e pressanti, che la sua musica divenne parte della mia vita! 

I suoi intrecci armonici erano irresistibili, una firma lampante così espressiva e simbolica, ardita e forte! 

E poi c’era da ammirarla la sua vita: una vita fuori dal comune già dall’inizio! 

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Nata fuori dal matrimonio nel 1619, suo padre Giulio Strozzi che era poeta e politico ne riconobbe subito le capacità e la forza e le lasciò tutti i propri averi come era in uso in quel periodo. 

La tradizione veneziana, infatti permetteva alle donne una maggiore emancipazione e la possibilità di ereditare. 

Giulio Strozzi

I suoi maestri, i migliori del tempo, le seppero dare i giusti strumenti per far fiorire i suoi talenti, e anche i suoi testi erano del tutto fuori da qualsiasi criterio di descrizione dell’amore melenso e sottomesso, visto con gli occhi dell’uomo del poeta maschio! 

Com’è diverso l’amore visto con gli occhi di una donna.

Barbara Strozzi

La sua presenza era ambita nelle varie Accademie, soprattutto in quella degli Unisoni, come artista dalle grandi capacità, non da meno ovviamente, spinte dall’invida le furono riservate per la sua intraprendenza e libertà versi e battutine e lazzi feroci.

È destino comune la tipica alternanza di elogi e insulti che accompagnò quasi tutte le donne di talento della Serenissima Repubblica di San Marco. 

Non si capisce come mai la libertà di pensiero delle donne sia anche sinonimo di cattiva condotta morale, che c’entra? Forse il pensare con la propria testa è un peccato? Mette in difficoltà l’autorità maschile? C’è paura del confronto?

E’ vero che per molte veneziane votate alle arti, tra Rinascimento e Settecento, risulta oggi impossibile stabilire se fossero prima poetesse, musiciste o artiste e “nel tempo libero” cortigiane. 

Ma che pizza! Ma sempre a dire queste cose? Ma che importa? Bisogna guardare l’albero dai frutti. 

E la sua musica è un frutto raro e prelibato. Questi storici sempre un po’ pruriginosi!

Barbara è una di noi, Barbara era una donna libera, Barbara ha anticipato gli anni Settanta!! 

Barbara sceglieva liberamente i suoi amori, persino tra i castrati, Barbara, in ogni caso, si mantenne da sola ed ebbe quattro figli; due maschi e due femmine, gli ultimi tre nacquero dall’unione con Giovanni Paolo Vidman, con il quale ebbe una lunga relazione ma che, pensate un po’, non sposò mai. per non perdere la sua libertà e i diritti sulla sua dote. La dote che il padre le aveva dato per potersi esprimere appieno. 

A che serve essere limitati dal tempo e dallo spazio? Con l’arte siamo tutti in un punto, il tempo non esiste perché i cuori si parlano senza limitazioni.

Quindi Barbara è amica mia, Barbara è una donna con le palle!

L’ho amata e la amo ancora per tutti i suoi contenuti appassionati sul femminile e per tutto quello che dice contro l’amore, quello dell’obbligo, quello delle classi sociali e delle convenzioni, quello che vede la donna incapace di scegliere per sè! 

Trovala tu un’artista che già Quattrocento anni fa era consapevole che l’amore è una catena, se per amore si intende il compromesso.

Signori, ho passato ore intere a cesellare le messe di voce, l’espressività delle figure retoriche da lei inventate, i sospiri e gli slanci emotivi, a cercare i gesti migliori da affiancare alla sua musica e ai testi, per renderle onore in scena.

Alessandra Borin soprano

Barbara è legata tanti ricordi, a tanti concerti in cui le sue note hanno meravigliato ogni pubblico, dal più semplice al più esigente, dalla sala più piccola al teatro più grande.

5 foto concerto

Barbara è una potenza, cantando le sue note si va oltre, si rompono gli schemi e altro che spaccare cristalli e bicchieri con gli acuti! 

Seeee, questa è roba da pivelli! 

Sappiate che il primo maggio 2010 la vostra soprano free lance preferita, fece molto di più! 

Avete presente quei video in cui si vede il soprano che urla e spacca tutti i cristalli? 

Io no, proprio durante un’esecuzione della musica della Strozzi sono stata in grado di far crollare una balaustra di marmo. 

E sono finita sul giornale, ovviamente.

“Primo Maggio, rovina a terra la balaustra di una cappella. 

A San Giacomo un crollo nel bel mezzo di un concerto. La cronaca ce la racconta il presidente della commissione comunale cultura che era presente. Violoncello barocco, arciliuto e clavicembalo, stavano accompagnando il soprano Alessandra Borin nell’esecuzione de “L’Astratto di Barbara Strozzi”. Abbiamo sentito un frastuono di pietre. 

Dalla prima cappella di destra sono caduti i pilastrini e la pietra sopra sbrecciando anche lo scalino di marmo”.

Miii, Barbara, ma che potenza!!! Ma che meraviglia!!!

E che he casino, me lo ricordo ancora gente che scappava di qua, rumori di là, ma io imperterrita, ho continuato perché lo spettacolo deve continuare! 

Onestamente credevo che fossero stufi del concerto, o anche un po’ seccati e non capivo perché! Quindi sono rimasta a cantare, ma quando vennero ad intervistarmi la versione ufficiale che detti fu:

“Ah, davvero è crollato un pezzo di chiesa? Menomale che non è caduto sulla mia testa, comunque è il sogno di ogni artista morire sul palco!!”

I suoi Diporti di Euterpe pubblicati nel 1659 sono stati per me un libro meraviglioso, che racchiude concerti su concerti, e quelle note rettangolari in anastatica, quella copia di stampa antica e quei segni da decifrare con amore, profumano sempre per me di tempo e di coraggio.

Diporti di Euterpe di Barbara Strozzi

Ne ho conosciute nella mia vita e nei miei studi altre di donne grandiose Elisabeth Jacquet de la Guerre (1666 – Parigi, 1729. Compositrice e clavicembalista francese), Anna Bon (Bologna, 1738 – dopo il 1767. Compositrice e cantante italiana) e la grande Antonia Bembo (Venezia, 1640 circa – Parigi, 1720. Cantante e compositrice italiana) che finì i suoi giorni alla corte del Re Sole dopo essere sfuggita un marito violento che la pestava e le impediva di vivere con l’arte. 

Ma come Barbara Strozzi, no, non c’è ne sono altre, perché lei cantatrice virtuosissima compositrice, si sa.. ma fu anche un’imprenditrice!! 

Il primo de' madrigali di Barbara Strozzi

Riuscì a farsi sponsorizzare dalle Regina d’Europa Anna de’ Medici arciduchessa d’Austria, Vittoria delle Rovere, granduchessa di Toscana Eleonora Gonzaga di Nevers e altri mecenati per pubblicare la sua musica.

Fu in effetti la prima donna, non suora, al mondo a stampare musica sua, profana. 

Ogni volta che canto le sue note mi domando se io avrei avuto, ai suoi tempi, lo stesso coraggio, se in un mondo come quello senza opportunità per chi la pensava fuori dagli schemi sarei stata così forte come lei da portare avanti battaglie così grandi come quella della libertà di espressione. 

Che è una cosa da non sottovalutare, neppure oggi!

firma di Barbara Strozzi

La sua musica parla per lei, anche negli anni Duemila

Cara barbara, nel 2019 in pochi abbiamo festeggiato i 400 anni dalla tua nascita con gli onori che ti meriti, chissà forse per i 500 anni il mondo sarà un po’ più evoluto e si accorgerà di te. 

Dalla mia posso dirti che se il mio cantare oggi esiste è anche grazie a te che sei stata il primo soprano free lance nella storia.

Barbara, ci vediamo sul palco! 

10

Alla prossima

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