Nella vita di un soprano freelance, come me, ci si trova spesso a confrontarsi con un sacco di situazioni complicate, e si sa! Niente di nuovo.

Noi artisti è per questo abbiamo studiato: gestire le emergenze! Una corda che si rompe, lo spartito che ti cade, l’aereo che ritarda, la mosca che ti va in un occhio!

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Ma in realtà non sono solo le situazioni contingenti a metterci in fiero cimento, ma anche le richieste originali e fu così quella volta che ricevetti la proposta di creare uno concerto teatrale per il 5 maggio, incentrato sulla figura di Napoleone Bonaparte. Accettai!

Ma come hai accettato? Scrivere un concerto teatrale sulla figura di Napoleone Bonaparte? Ma ti rendi conto?

Ma scusa, che ci azzecca la musica con un condottiero liberal sanguinario che voleva conquistare il mondo? E poi, Borin, è un personaggio controverso, ti conviene? Va bene che ha inventato il cibo in scatola e ideato l’Europa unita, ma ho delle perplessità!

Eh, ho capito che i quadri sono pieni di Napoleone, le poesie sono piene di Napoleone, ma per quello che riguarda la musica? Ora come lo tiri fuori uno spettacolo da one men show come i tuoi???

Ma si, vedrà che l’idea arriverà. Pensa Borin, pensa…  Borin pensa!!!

Punto primo, non posso raccontare la solita storia di Beethoven, che la sanno tutti!

Come? Ah, non la sanno tutti? Che quisquiglie! Uffa! Va bene, farò quindi adesso un breve accenno!

Allora, incominciamo dal principio. Il caro Ludwig, cioè Beethoven, insomma Ludwig van Beethoven aveva un padre che ve lo raccomando (Johann van Beethoven (Bonn, 1740 – 1792)! Una personcina, diciamo, ecco… iraconda e poco presente. Infatti, il padre era un tenore, precisamente, un cantante dedito più all’alcol che alla musica.

Il povero Ludwig per crescere sano e forte si era fatto idealmente adottare da Christian Gottlob Neefe, una persona di vasta cultura e un grande conoscitore della letteratura e della filosofia, che lo crebbe con gli ideali dell’Illuminismo e massonici.

E così, entusiasmato dalle vittorie del condottiero dalla mano nel panciotto che promulgava libertà e si proponeva con liberatore dal dominio dei privilegiati, il nostro caro Ludwig nel 1803 a Vienna compose una Sinfonia dedicata a Napoleone Bonaparte: L’Eroica.

Ritratto Napoleone Bonaparte

Eppure, quando l’opera fu data alle stampe nel 1806, l’autore cancellò il nome di Bonaparte dal frontespizio con le sue mani, per sostituirlo con un titolo più generico: Sinfonia eroica, composta per festeggiare il sovvenire di un grand’uomo. La cancellatura si vede bene anche oggi nella parte originale.

Spartito originale L'Eroica di Beethoven

Ah, il nome di Napoleone cancellato da un musicista!

Uno smacco, insomma; pure Ludwig era stato deluso dalla decisione di Napoleone di autoproclamarsi imperatore nel 1804!

E che dire? Non aveva torto! Che fine aveva fatto la fede negli ideali di uguaglianza? Che fine avevano fatto la libertà e fraternità, i valori della Repubblica e dell’universalità?

Mah, la storia non cambia e pure oggi lo vediamo, si sa che il potere rovina le migliori intenzioni.

Napoleone Bonaparte

Comunque, non sono un’orchestra che fa sinfonie, e quindi?

Faccio “l’eroica” in un altro senso e cerco il bandolo della matassa. Il dilemma però, resta lo stesso. A questo concerto che canto? Allora, andiamo con ordine: non c’è nessuna canzone su Napoleone?  

(Sergio Endrigo: Napoleone – 1975)

Ma dai checon Sergio Endrigo non ci faccio un concerto!!  E poi io canto leggera solo al bar!

Copertina album Napoleone ho visto un prato di Endrigo

Aiuto, il 5 maggio si avvicina!!!

Datemi un’idea! Ma come faccio a costruire uno spettacolo sulla guerra con la musica e il canto che sono per antonomasia le arti dell’armonia? Eh, te pareva, mica facile sta commissione!

Allora, ragioniamo: Napoleone… musica … Napoleone e la musica…

Ah, Napoleone e la musica! 

Ecco la chiave! Ecco la soluzione!

Bisognava trovare il lato umano di questo personaggio e scoprire, come un vero detective, chi fosse l’uomo! Così iniziai a cercare tutti gli indizi che mi avrebbero portato alla creazione del testo e alla scelta della musica.

Ideai dunque una storia, un diario segreto di una nobildonna dell’Elba, per mostrarlo (lui, Napoleone) sceso dal suo bianco destriero, senza cappello e senza sguardo serio. immerso in quella malinconia degli aristocratici (‘άριστος’) che vivono per i grandi ideali, circondati da ebeti che non comprendono gli alti sogni di gloria che ti girano in testa quando sei un eroe di tal fatta!

Che solitudine, in fondo, in fondo, che vitaccia Napò, sei rimasto da solo.

Ritratto di Napoleone Bonaparte

Sono rimasta affascinata nello scoprire dei lati di questo personaggio talmente tanto insoliti. La vera esperienza in quest’occasione del 5 maggio 2019, fu creare lo spettacolo, più che cantarlo! Apprendere i risvolti umani di un mito, per raccontarlo alla gente in una veste nuova, malinconica e meditabonda.

Quando smetteva i panni dell’imperatore, Napoleone ma chi era? O meglio chi fu? Ei fu. Ei fu, fino al suo mortal sospiro.

Napoleone e Alessandro Manzoni

Ei fu, diceva Manzoni, un amante della lettura e della musica, soprattutto quella italiana perché parlava bene italiano! E lo sapevate che egli fu, cioè Ei fu, il fu fu insomma, si fece costruire certe casse apposite, in modo da potersi portar dietro una biblioteca quando andava in guerra?

Ei fu, fu anche papà. La lontananza dai suoi figli era per lui molto dolorosa,

Durante il suo impero, nonostante le incombenze degli affari di stato, ogni sera si sedeva accanto al figlio (Alexandre Colonna Walewski), dopo aver firmato e studiato accanto a lui gli ultimi documenti, gli leggeva una fiaba.

Ma dico, fu fu, se eri così gentile perché mi hai fatto tutti ‘sti casini qua e là?

Ritratto di Napoleone Bonaparte

E va bene, siamo sempre lì, dipende sempre dal punto di vista con cui si osserva la storia! Ad alcuni va male ad altri bene.

All’isola d’Elba andò bene quando, il 3 maggio 1814, Napoleone vi giunse.

In pochissimo tempo avviò una serie di opere pubbliche: costruì strade, potenziò le attività legate alla pesca e all’agricoltura, selezionò vitigni pregiati, acquistò 500 piante di gelso per abbellire i viali d’accesso alla città, ma anche per vendere le foglie ai produttori di seta.

Riorganizzò la pavimentazione di strade e piazze e riavviò l’attività mineraria.

Costruì la sua piccola reggia nella Palazzina dei Mulini, situata nella parte più alta e fortificata di Portoferraio, scegliendo personalmente stoffe, mobili, arredi, accessori.

Si sa, l’imperatore era un esteta.

Nella sua residenza estiva, la villa di San Martino, fu fu eseguì personalmente i lavori di ristrutturazione (Napoleone faceva pure il muratore) e fece affrescare la sala principale con motivi che rimandavano all’antico Egitto, in ricordo della mitica campagna che aveva effettuato in quelle terre, e, al centro del salone, ci mise una vasca in marmo per coltivarvi le piante di papiro.

Villa di San Martino

Vivere in campagna non fu facile, per fu fu, dalle stelle alle stalle brucia, eh?

A Parigi Napoleone aveva creato una corte ricca e sfarzosa, ove si circondava dei migliori artisti del mondo, freelance, italiani come me. Antonio Canova e il pittore Appiani ma anche musicisti come Zingarelli, Cherubini, Spontini e il tutto senza badare a spese, mica come oggi che non ti pagano!

Sborsò per Ferdinando Paër ben 28.000 franchi per averlo come “compositore di corte di sua maestà imperiale”. Mica scemo, gli italiani sempre al top!

Con la corte dell’Elba non volle essere da meno invitando compagnie di teatro e offrendo cene e grandi feste. La sorella Paolina, quella della statua, in esilio con lui, adornò la sala delle feste con sete verdi alle pareti, ricchi lampadari e un pianoforte organizzando serate musicali e balli fino a duecento ospiti.

Statua di Paolina Bonaparte

Questa cosa delle pareti verdi mi colpì, e così da una costumista affittai per lo spettacolo un vestito napoleonico verde smeraldo e per il 5 maggio era tutto pronto!  

Concerto teatrale su Napoleone Bonaparte

Napoleone era lì, sul palco.

Il suo cappello e il mantello nero appesi ad un manichino ne ricordavano l’austera presenza.

Lo spettacolo stava per iniziare mi dava una certa tensione; tema alto, pubblico curioso, musica malinconica e sognante quella cameristica di Vincenzo Bellini! Sarebbe piaciuto o sarebbe stata una Waterloo e sarei stata travolta dal fango dei fischi?

Ebbene, mentre stavo dietro le quinte in attesa che terminasse la solita (noiosissima) presentazione: colpo di scena!

Un violento urlo si levò facendomi spaventare!

Tuonò una voce di protesta dalla platea: Napoleone assassinoooo!  

Uno sconosciuto iniziò a discutere animatamente sulla tematica dello spettacolo con il presentatore e con il pubblico, iniziarono a volare parole forti.

Oddiosanto! Ma, ma è solo un concerto!

Assassino e ladro!

Silenzio! Stia zitto!

Ladro assassino!

Si sieda, ci faccia vedere lo spettacolo!

Vergogna!!!

Che angoscia, erano tutti turbati e io pure… ero più verde del mio vestito verde!

Non si sapeva cosa fare, un momento davvero complicato.

Il tizio venne allontanato, tutto si calmò! E fu un successo.

Concerto teatrale su Napoleone Bonaparte

Eh, si, pure questa mi è capitata!

Ma ambasciator, si sa, non porta pena.

Il 5 maggio tutti pensano a fu fu, che ci si può fare??

Si pensi liberamente (Articolo 21).

In definitiva il male e il bene nella storia son indistricabilmente intrecciati, come l’ascesa e la discesa di chi vuol comandare: chi troppo in alto sale, precipitevolissimevolmente cade.

Per l’equilibrio delle cose, è tutto un fluttuare su e giù nella danza della vita e della morte.

E per quanto folle sia raccontarvi questa cosa, sappiate che, mentre stavo cantando di Napò, per un attimo il mantello e il cappello presero vita nella mia immaginazione.

Napò era lì a guardarmi con il suo sorriso imperturbabile e la sua mano nel panciotto, mentre si divertiva a restare nel mistero insondabile dei suoi pensieri, godendo enormemente nell’ aver conquistato per un attimo tutto il mondo, mentre nessuno era ancora riuscito dopo due secoli ad espugnare la sua mente.

Di lui restano pagine di storia, un sogno non realizzato di un mondo più grande e più unito, una visione che ancora oggi fa fatica a prendere forma.

Una mappa sbagliata, il tradimento e la pioggia decisero le sue sorti.

Napoleone venne sconfitto: sic transit gloria mundi.

Ma, fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.

Intanto sapete cosa vi dico? Ciao ciao Fufu.

locandina concerto teatrale su Napoleone

Alla prossima!  

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