Nella vita di un soprano free lance come me, ne ho conosciuti di personaggi, vivi e morti… e vi posso assicurare che quelli morti sembrano più vivi di quelli vivi che, a volte, sembrano proprio morti.

Per chi ha avuto la pazienza, la gioia, la costanza l’imperturbabilità, il desiderio di seguirmi in queste mille e mille avventure di vita da soprano, beh, avrà già ascoltato i miei tête-à-tête con Wolfgang Goethe, Andrea Palladio, Barbara Strozzi, Maddalena Campiglia e musicisti e cantanti e artisti di ogni sorta di ogni epoca e stile. 

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Ebbe, dunque, come avrei potuto, quindi, esimermi dal raccontarvi le avventure che la vostra soprano free lance preferita ha vissuto assieme al mitico Galileo Galilei?

Io e Galileo Galilei

Direte voi: che cosa c’entra l’illustre scienziato, astronomo e fisico-abiuratore con la musica? 

Ma no! In realtà c’entra eccome!!!

Lo sapete, infatti, che lui proveniva da una famiglia di musicisti?? 

Non a caso la sua intelligenza era superiore!

Ordunque, il nostro fu il primogenito del compositoreteorico musicale e liutista Vincenzo Galilei e fratello dell’altrettanto conosciuto (all’epoca) Michelangelo Galilei, liutista. 

Padre e figlio viaggiarono spesso all’estero, di corte in corte richiesti per le loro capacità compositive e musicali.

Me li vedo nel momento clou dire: “Ah, Galileo, smettila di fare il bischero e raccontare ‘ste baggianate che la terra gira intorno al sole! Ma non lo vedi che, a noi, non ci fanno più lavorare per causa tua? 

Ah, povero Galileo, che vita complicata, anche in famiglia non gli andava bene! 

Eh, sì, posso dirlo, perché l’ho conosciuto Galileo Galilei, ci ho parlato, mi ha fatto l’occhiolino lì alla villa dei conti Trento, l’ho visto disperato al suo processo, ubriaco nelle sue serate mondane…. 

Ah, ah, il sior Galileo, in effetti, trincava mica poco! 

E questa sua mania è stata un’ottima base per uno spettacolo di commedia dell’arte! 

E infatti, così avvenne che tutto ebbe inizio con la solita telefonata.

Ciao Alessandra, sono Pino, ti piacerebbe far parte dello spettacolo “Galileo Galilei lo specola, il vino e i reumatismi”? Tu fai la musica di scena e la cantante di corte!

Ah, va bene Pino, che meraviglia! Grazie! 

Ebbene sì, a dispetto del titolo alquanto bizzarro, fu una delle esperienze più belle della mia vita che ricordo con grande affetto e gratitudine.

Non è facile certo raccontare la vita del grande scienziato con ironia e serietà nello stesso tempo. 

Ci riuscì perfettamente il grande Pino Costalunga che scrisse e curò la regia di questo incredibile spettacolo in cui serio e faceto si mescolavano abilmente, per donare al pubblico storia e umanità, condita dalla meravigliosa, sensazionale voce della vostra soprano free lance preferita, cioè me. 

Ordunque, sappiate che lo spettacolo iniziava con una lettera, vera, che il Sior Galileo scrisse alla sorella per rammentare quelle serate alla villa dei conti Trento ove prese l’artrite, i reumatismi (a Longare – Vicenza). C’è pure una targa ad eterna memoria che lo ricorda.

Ed è proprio con questa lettera soavemente letta e interpretata da me, sì, da me, il vostro soprano free lance preferito, che lo spettacolo esordiva trasformandosi in un meraviglioso esempio di viaggio nel tempo, di metateatro. 

Dicesi Metateatro quando in uno spettacolo si rappresenta una scena teatrale e, il finto e il vero, si intrecciano di modo che il finto sembri vero e il vero sembri finto, no? 

Eccole, le vedo, entrano in scena le musiciste: la cantante e la liutista. 

L’ospite del conte le vuole incontrare, tale Messer Galileo, per uno spettacolo da approntare alla corte onde spiegare, con l’aiuto di servi dal buon cuore, il moto dei pianeti. E i servi con le maschere sul viso della luna e del sole, al suono del liuto di danze all’improvviso si muoveranno come l’universo si muove, e lasceranno di stucco – al suono lontano del cucco – tutti gli astanti. E nel silenzio della scena si dà il via alla magia senza tempo che solo il teatro sa creare. 

Anno 1593. 

Carissima sorella, trovandomi con degli amici al riparo dei caldi ardentissimo in una villa del contatto di Padova, mi posi in una stanza assai fresca e fu da una serva inavvertitamente lasciata aperta una finestra per la quale si vuole per delizia sprigionarsi un vento artificioso, generato da moto e cadute d’acqua che qui presso scorrono.

Questo vento per essere fresco ed umido di soverchio, trovando il mio corpo alleggerito rivestimenti nel tempo di poche ore che riposai, introdusse in me pian piano così ma la qualità per le membra che svegliandomi e vuoi con torpedine e rigori per la vita e vuoi con dolori intensissimi alla testa e con altri accidenti, caddi in grave infermità dalla quale ben presto mi rimisi, ma che lasciommi una malevole indisposizione e dolori continui è solo Iddio sa quando mi lasceranno.

Galileo Galilei.

Ebbene si, la storia non era fuffa! Galileo si prese davvero i reumatismi a Vicenza!

Di repliche le avremmo fatte una quarantina, ogni volta si aggiungeva qualcosa, ogni volta ci si divertiva sempre di più e, per arrivare, col tentativo di arrivare a quella fluidità che solo prove su prove riesce a darti per arrivare a quell’intento magico in cui il tuo pensiero coincide con la frase del copione. 

In certi momenti giurerei che non eravamo nel Duemila, ma eravamo tutti nel Cinquecento, che ho davvero parlato con Galilei e che davvero quello spettacolo dai conti Trento noi, la nostra compagnia, l’abbiamo fatto assieme a lui e, chi potrebbe dire di no? 

Ad ogni replica ne sono successe di tutti i colori dietro le quinte perché, dietro le quinte, ne succedono sempre di tutti i colori: vestiti che si rompono oggetti di scena che non si trovano ritardi inspiegabili per l’arrivo del materiale, il palco da montare, il telo da stendere che non si stende, i panni da lavare che non sono bagnati, le stelle grandi e luminose da far brillare…  e poi troppo caldo troppo freddo… luci, sipario, evviva!

Che successo!!!!!  

Alla prima i costumi non erano ancora pronti, se non nella parte davanti così, io la mia collega che mi accompagnava al liuto come dei dipinti egiziani fummo costrette a camminare come i granchi senza mai mostrare la parte dietro, chi ridicolo!!!  

E poi, parliamone di quel benedetto costume che ho indossato mille volte, metterlo resterà sempre tra le imprese più laboriose della mia vita tra gonne, sottogonne e tutti quei salsicciotti di stoffa che servivano per creare dei fianchi larghi (che odio) e quel corsetto che era sempre troppo stretto o troppo largo e quelle forcine, odiose forcine, per sistemare il copricapo che scavano nel cuoio capelluto come aratro. 

La scelta era sempre tra: vuoi che ti cada il cappello nel bel mezzo dello spettacolo o vuoi avere mal di testa per tutto il resto della serata? Ok, vada per il mal di testa. 

E poi: la fame! 

Sì, signori, la fame! La terribile fame, quella che ti intorcina le budella, quella che ti fa svenire, quella che ti fa vedere i buchi neri tipo la Fiesta, la fame della fine dello spettacolo è qualcosa che non si può spiegare e perché poi non trova requie…perché tutte le cucine di tutti i ristoranti sono chiuse e tu sei costretto a vagare in cerca di un po’ di cibo che può rifocillarti dopo la fatica dell’arte. 

Ma, dico, vi pare normale che alle 22.30 chiudano tutte le cucine e quelli che finiscono di lavorare dopo cosa fanno? Vivono di aria fritta?

Montare lo spettacolo fu una bellissima avventura, vederlo nascere pezzo per pezzo, trasformarsi e poi prendere una vita propria, crescere e diventare una creatura vivente. Ma comunque dopo la prima non è finita! Una replica non è mai una passeggiata 

Perché proprio lì, in quel momento in cui ti senti sicuro, che l’errore ti aspetta con un agguato per farti fare una figura di m**** davanti al pubblico! 

Con Galileo abbiamo girato un sacco di posti, un sacco di città, un sacco di teatri. Siamo pure passati a salutare il collega Andrea Argoli (Tagliacozzo, 1570 – Padova, 1657), suo successore all’università di Padova nel 1632.  

Infatti, fummo invitati al Festival dell’astronomia (lo spettacolo fu messo in scena il 17 luglio del 2010 al teatro Italia) un festival che si tiene a Tagliacozzo, in provincia de L’Aquila, in sua memoria. 

Da quel fantastico 2010 ne è passato di tempo, affiora un sorriso ogni volta che mi viene in mente, ad ogni pensiero su galileo Galilei, e questo ha il sapore dolce e soddisfacente di un’opera giunta a compimento.  

Una sola domanda mi rimane: chissà se Galileo dalle stelle, da lassù, ha avuto mai il tempo e la bontà di guardare il nostro spettacolo. 

Galileo Galilei ritratto

Beh, amici, io credo proprio di si, e credo anche gli sia piaciuto perché… anche se non mi credete, io l’ho visto ridere ed applaudire per noi. 

Alla prossima.

Ps Ringrazio con tutto il cuore Pino Costalunga e i miei splendidi colleghi con cui ho condiviso momenti indimenticabili di arte, risate e amicizia sincera: Ilaria, Marzia, Paolo ed Enrico.

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