Nella vita si un soprano free lance, come me, ci hanno provato, oh, sì, che ci hanno provato a farmi venire una crisi di identità, ma, non ci sono riusciti!!!! 

Ma, no, che state a pensare? Ai colleghi invidiosi? 

Ma no! che state a pensare? Alle colleghe invidiose?? 

Ma, no! Ma, no! Ma, no!

Quel tipo di detrattori ormai li so fronteggiare! La Borin è un vecchio lupo di mare!

Quelli per cui resto spiazzata, e, a volte, mi cascano le braccia, sono quelle frasi inaspettate, a bruciapelo, magari durante una cena, un cocktail, una colazione; quelle frasi che arrivano così, tutte d’un colpo quando mi trovo in situazioni insospettabili, tipo, quella dell’altro ieri. 

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Infatti, mi trovavo in quel di Roma, come? 

Ah, ah, ah! Lo so, si sente che sono appena tornata da capitale, eh? 

Fresca, fresca, ho “lavato i panni nel Tevere”! 

Alessà, Alessà, Alessandro…Manzoni, senti qua che stile: altro che Arno!

Dicevo, l’altro ieri, precisamente in via Cola di Rienzo ero in tassì e, il tassinaro mi dice, dopo un’ora di chiacchere, imbottigliati nel traffico, tanto per perdere tempo, tanto per fare amicizia, tanto per spezzare un po’ di silenzio: “Ah, allora lei, signorina, è cantante, ma è famosa? 

Stop! Fermo immagine! Ma che cavolo vuol dire famoso? 

Cerco sul vocabolario la definizione di FAMOSO.

Fama? Ma per chi? Beh, per chi ama certe musiche, certe cose, si!

Ma per il grande pubblico, no. 

Allora vedi che non sei famosa???

Bah, diciamo che sono famosa un po’. 

Il tassinaro continua imperterrito: ma quindi, visto che lei è famosa un po’, ma lei la conosce Giorgia? 

E adesso che c’entra Giorgia? Si, ma… Giorgia? 

Si, sa quella cantante che va in tv, sa è piccolina ma c’ha una voce che riempie uno stadio! 

E ci credo, ha il microfono! 

Il microfono! Sì, quello che se pure hai la voce sfiatata e nodulata, calante e gracchiante ti fa sembrare figa, tipo il lifting vocale, è una truffa!!! 

Ah, ma signorì, allora lei non va a Sanremo! 

Terzo momento di panico!

Eh, no, che non ci vado e manco me frega, quella sfilata di … di … di… modernità! 

Al solo pensarci mi vengono i brividi!

Dopo questa discussione abbastanza fuori dal comune, pago il taxi, salendo le scale per arrivare alla mia camera d’hotel.

Dopo questo dialogo breve, ma intenso di senso, mi cominciano a venire su mille domande esistenziali che si affastellano nella mente.

Chi sono, cosa faccio, tutto questo ha un senso? Insomma, mio lavoro, il tuo lavoro Borin, serve a qualcuno?

E fu così, signore e signori, che proprio l’altro ieri in un hotel di Roma, stanza cinque Deluxe, mi è venuta in mente lei. 

Sì, la vecchina della prima fila di un concerto che feci mille anni fa. 

Vecchina, che, con la bocca aperta e la pupilla sbarrata (ma no, non era morta), era sconvolta, stupita, affascinata; quella vecchina che mi guardò per tutto il concerto come se fossi una creatura venuta da un altro pianeta e poi, mi ricordo che alla fine del concerto, si avvicinò e mi disse. 

Siorina me scusa, ma voevo dirghe che me ga piasto proprio tanto el xo concerto. Se vede che ga pasion e ga ea voxe de quaità. Mi, mi no poteva sperar a la mia età de vedare uno spetacolo cussì, drio casa mia qui ntel paese, grassie, siorina, e riverisco. 

Perdonate il mio pessimo accento veneto.

Mentre chiudevo la porta dietro di me – regia, prego, rumore della porta, grazie – e prendevo possesso dei miei nuovi spazi a tempo determinato, decine e decine di altri volti sconosciuti mi tornarono alla mente; complimenti sinceri di persone senza nome, ma di cui ricordo la stretta di mano e il sorriso felice.  

Beh, sì, è quello il momento del concerto che preferisco, il momento che sancisce la mia vittoria, il mio trionfo. 

Eh, sì, perché, dovete sapere che io ho fatto una scommessa: mai abbassare il livello per essere fruibili, piuttosto bisogna creare i presupposti, colmare quel vuoto cosmico che la TV e 40 anni di tagli alla cultura hanno creato tra certa musica e il pubblico.

Perché è difficile cantare La traviata alla Scala, col peso dei miti canori sulla testa: Di Stefano, Del Monaco, La Callas… ma è altrettanto complesso portare musica sconosciuta nei paesi dell’Italia media, quella che vive sui grandi nomi e sui talk show televisivi, perché così è stato deciso a monte. 

Ma chi l’ha detto che la musica deve essere orecchiabile per forza per essere gradevole e chi l’ha detto che tutto deve essere semplice per essere apprezzato? E chi l’ha detto che il Seicento, che il Barocco è solo per esperti e, chi l’ha detto che la Musica da Camera piace solo agli appassionati? La musica non è l’arte del sentire, l’arte dei sentimenti? 

E i sentimenti non hanno lingua, e non sono forse un linguaggio universale??? 

E poi, sentite, qualcuno dovrà pur prendersela questa briga di tentare, a costo di avere anche qualche pomodoro in faccia al grido “ma che palle”!

Beh, vi dirò, con la mia annosa esperienza non mai successo di dover avere un pomodoro gratis, anzi!

Anzi oramai è diventata un’abitudine ormai non far differenza tra il paese e la città, tra la piccola sala e il festival importante! 

La Borin è convinta: non è il pubblico che mi deve capire, ma è l’artista che deve saper comunicare! 

E, quindi, quando presento i concerti a chi di dovere (quelli che danno i soldi) sono animata dal sacro furore, dal fuoco dell’arte!

Minerva mi guida e la mia ferrea convinzione che l’arte ha un senso che va oltre la mera esibizione.

Cari colleghi, quindi, mai e poi mai arrendersi alla tentazione di fare quello che alla piace gente, per studiare di meno, lo so!

Il pubblico si nutre di noi!! E che volete dargli robaccia o roba di poco conto? 

E poi volete mettere la soddisfazione? Ma come, non ci credete?? 

Ma sii, applausi festanti e nuovi inviti, assessori alla cultura sconvolti, siorette in estasi, giovanotti affascinati…  Iniziamo la telecronaca. 

Dal 2006… troppa roba? 

2007! Ancora troppo indietro? Vabbé, partendo dal 2009… 

San Martino di Lupari: Claudio Monteverdi, Carissimi, Tarquinio Merula, Gian Francesco de Majo (Napoli, 1732 – Napoli, 1770) che – nonostante la similitudine del cognome è stato un compositore italiano, che nella sua epoca era soprannominato “Ciccio”. 

alessandra borin soprano

Pozzo di Valgatara a Marano di Valpolicella: Giovanni Felice Sancez, Sigismondo d’India, Barbara Strozzi, Girolamo Frescobaldi, Pietro Antonio Giramo.

Pojana di Granfion, ma come dove sta? Eh, non me lo ricordo… cercatevelo su Google Maps!

Dicevo, Pojana (con la j come De Majo) non si è non si è fatta mancare: Monteverdi, Alessandro Grandi, Giacomo Carissimi e Nicola Porpora; così come il comune di Gazzo Padovano (Grossa di Gazzo Padovano) non si è fatta mancare Schumann, Bellini, Gabriel Fauré, Franz Schubert e Johannes Brahms. 

E poi abbiamo Montebello provincia di Verona con musiche di Antonio Bembo, Barbara Strozzi, Anna Bon, Francesca Caccini, Settimia Caccini: sì, era un concerto sulle donne musiciste. 

E poi Semonzo del Grappa letture del terzo canto dell’Orlando Furioso e letture sulla vita di Ezzelino da Romano, infarcite con tutta musica del XIII e del XIV secolo tratta dei Carmina Burana (quelli originali) e poi danze tratte dal Codice 117 della biblioteca comunale di Faenza, così come tutte musiche tratte dai codici 29987 della biblioteca di Londra! E poi abbiamo il mitico Jacopo da Bologna (il musicista preferito da Dante Alighieri) con Lo lume vostro madrigale tratto dal codice Palatino 87 della biblioteca laurenziana a Firenze, cioè il Codice Squarcialupi. 

E per non parlare della musica rinascimentale con Filippo Azzaiolo e vari anonimi e Gian Giacomo Gastoldi e tutte le canzonette più fighe del mondo!

Proseguiamo poi col 2010! Pole position abbiamo per Altavilla Vicentina abbiamo Tarquinio Merula, di nuovo Benedetto Ferrari, Giulio Caccini, Claudio Monteverdi e anonimi del Seicento passando per Barbarano Vicentino dove abbiamo stupito il pubblico con le ballate di Francesco Landini e tutte le canzoni popolari anonime del XIII secolo, un concerto che precorreva l’appena trascorso anniversario dantesco con l’uso indiscriminato di ribeche, vielle, liuti e percussioni storiche tutte intonate a 415 Hz e con le corde di budello!

Eh, si, la Borin s’è fatta un’esperienza pure con la musica Rinascimentale, mitica la Borin, no??? 

E poi per non parlare dei concerti natalizi nei vari piccoli paesini del circondario e del lontanario con musiche di Beginiker 1600, Michael Praetorius 1600, Carlo Donato Cossonio 1600, non che Maurizio Cazzati, e le mie non sono cazzate!

Borin, basta, ma che vuoi fare l’elenco a tutti quanti? E che palle! Sei arrivata al 2010 e hai già parlato per 10 minuti.

Abbiamo capito!!! Mission Art for ever, la tua!!! 

Abbiamo capito, non importa il luogo ma la qualità, così si fa cultura! Andando tra la gente, francescanamente, distribuendo non facendo caso a cittadini di seria A e di serie B, a poltrone e poltronissime!

Insomma, occhi pieni di meraviglia e orecchie piene di suoni d’amore, ecco di cosa abbiamo bisogno per contentare davvero il pubblico! Giusto?

Ps Borin, ma, senti, ora, dicci con staccentaccio de borgata e che non si può sentire… ma che ci facevi a Roma l’altro ieri???

 Ah, ah, ah, curiosoni! Lo saprete… 

Alla prossima!

One thought on “59. Musica di confine”

  1. Sei una moderna Sherazade…come andra’a finire ??al prossimo giovedi’….e……si …allunga la vita..!!

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