La storia che vi voglio raccontare è un intreccio tra presente e passato, tra personaggi reali e solo sognati, e, senza dubbio, credo sia una delle avventure più emozionanti che io abbia vissuto. 

Ma andiamo con ordine! Tutto ebbe inizio con la solita telefonata, telefonata del caro Massimo, uomo servizio della pubblica amministrazione nonché uomo di cultura, insomma, una rarità in questo paese. 

Ciao Alessandra, che dici se ci incontriamo per parlare di un progetto? 

Ah, vi ho mai detto, però, che i luoghi in cui nascono le grandi occasioni e si progettano spettacoli sono spesso dei caffè e dei bar? Quindi, nei dietro le quinte dei dietro le quinte, c’è sempre davanti qualcosa da bere o da mangiare! 

Ah, ah, ah mica male, in effetti! Ma chissenefrega di avere uno studio tutto bello elegante quando puoi avere le piazze d’Italia, le più belle del mondo, e i caffè più buoni del pianeta? 

Comunque, una volta raggiunto l’incontro mi fu svelato l’arcano. la richiesta era abbastanza semplice nella sua enorme complessità. 

Alessandra, riusciresti a creare uno spettacolo per presentare un libro su una pittrice del Settecento Rosalba Carriera? 

Ma che meraviglia! In quell’istante mi venne in mente una parte della mia infanzia perchè conoscevo Rosalba Carriera. 

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Nelle gite a Venezia, quando si andava dal nonno, era puntuale la visita con i miei genitori alle Gallerie dell’Accademia, e sempre, di mia spontanea volontà, mi fermavo a osservare con grande ammirazione gli acquerelli della Carriera, quei volti meravigliosi quell’ incarnato talmente reale, quegli gli occhi così vividi che quasi sembravano volerti dire: “io sono qui, ancora qui”! 

Una vera magia!! 

Bello si, bello tutto, ma come avrei fatto, con i suoni, a raccontare la vita di una pittrice? 

Ovviamente accettai la sfida con un sorriso già trionfale sulle labbra, anche se non sapevo minimamente cosa mi sarebbe venuto in testa! 

Ma ormai, si sa che, senza obiettivi, non si cresce! 

Prima regola dell’imprenditore freelance, arraffa tutte le opportunità e poi scervellandoti trova il modo di realizzarle. 

Borin lo devi pur mettere il piatto in tavola o no?

E, quindi, pensa che ti ripensa, pensa che ti ripensa, pensa che ti ripensa, pensa che ti ripensa, pensa che ti ripensa, pensa che ti ripensa, … non mi arrivava proprio niente, ma che cavolo! 

La data dello spettacolo si sta avvicinando! Uff… e allora?? Rosalba Carriera, dai dammi un’ispirazione, se ci sei, batti un colpo! 

Ma perché mi sbatti la porta in faccia? Guarda che io mi sto scervellando per te sai? Vuoi che la gente non ti dimentichi? O vuoi essere soppiantata da questi artistucoli moderni, dai quadri dell’Ikea? 

Non rispondi? 

Che silenzio, eh? La fai facile te. Nata da una famiglia ricca, già solo cognome carriera, che non volevi fare carriera? Ah, la Carriera, non si sposò mai certo per mantenere la sua indipendenza, siamo sempre nel Settecento! 

Ma cavolo, a quell’epoca girò il mondo di corte in corte, a dipingere i ritratti, i volti, persino del delfino di Francia o del re di Danimarca.

Ritratto Luigi XV, delfino di Francia

Che fortuna l’essere nate donne a Venezia tra Seicento e Settecento, perché c’era una possibilità di emergere. 

Se eri brava (e anche un po’ ricca) ti era data l’opportunità di seguire i tuoi sogni che manco oggi puoi, nell’italica penisola.

Pen – isola nel senso di “isola delle pene” (omnia spintarella docet). 

Confesso che ebbi un moto di ammirazione quando conobbi la sua vita, con un pizzico di invidia! 

Che sciocchezza, direte, provare sentimenti così reali per un personaggio del passato, morto e sepolto. 

Autoritratto di Rosalba Carriera

Però, che cavolo, lei era riuscita, in qualche modo, con le sole sue forze (ed i dindi del papino), a ritagliarsi, in un mondo maschile, un prestigio mica da poco, viaggiando persino da sola e mantenendosi con la sua arte… altro che quelle poveracce delle sue vicine di casa! 

E fu così, sproloquiando ad alta voce per casa con Rosalba Carriera, che ebbi l’illuminazione: la vera grande illuminazione per la realizzazione dello spettacolo che mi era stata commissionato!

E, difatti, l’idea fu di realizzare un concerto teatrale basato sulla contrapposizione tra la vita luminosa della pittrice Rosalba Carriera e l’esistenza complessa e oscura delle sue vicine di casa: le ragazze musiciste degli ospedali di Venezia!  

Pensai all’ immane enorme sconvolgente contrasto che caratterizzava questi mondi femminili così vicini, eppure così lontani. 

La personalità di Rosalba ben definita e le donne senza volto che invece si esibivano dietro le grate, come uccellini in gabbia. 

Pensai alle possibilità di movimento di Rosalba che girava per tutta Europa, mentre tutta Europa giungeva a Venezia per sentire queste donne, prigioniere della loro stessa arte.

Ma facciamo un salto indietro nella storia tra Seicento e Settecento, ve l’ho detto che qui che è tutto un racconto di intrecci e di rimandi. 

Ma chi erano queste misteriose ragazze musiciste e perché si esibivano dietro una grata, di nascosto, e come mai non potevano uscire per legge dello stato? 

Ebbene, adesso, ascolterete una storia che per me è molto affascinante che sento quasi mia, come se l’avessi vissuta e, chiedo venia, se annoierò qualcuno che già la conosce.

Venezia! Città splendida dove ogni intelletto è libero di esprimersi secondo le proprie inclinazioni e potenzialità. 

Qui si vive bene: lo scivolare lento delle gondole che solcano le acque dei canali, le voci allegre dai campielli, il silenzio delle calli, l’odore salmastro della laguna. 

Qui a Venezia gli occhi si nutrono dei colori del mare e tutt’Europa giunge nei territori della Repubblica per respirare il ritmo incalzante di festa e mistero, godere degli spettacoli nei teatri, ascoltare musica, conoscere la nobiltà e la sontuosità dei balli in maschera. 

Venezia, affollato crocevia di persone e notizie che mercanti e ambasciatori portano con loro. I commerci l’arricchiscono e da tutte le nazioni giungono in città per il Grand Tour, aspirazione ed ispirazione per tutti i nobili e i letterati di questo nostro XVIII secolo.  

La Serenissima Repubblica di San Marco è luogo di libertà, arte e, per i più deboli, di solidarietà. Le catene sono spezzate e la modernità avanza e ne beneficia persino, qui a Venezia, il gentil sesso! 

Qui nacque Barbara Strozzi, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia la prima donna che ottenne una laurea, qui visse Rosalba Carriera prima pittrice a sostentarsi con la sua arte, come fece anche Luisa Bergalli, illustre poetessa. 

La Serenissima Repubblica pretende fedeltà e si regge sulle leggi dell’equità e della giustizia. 

Ai ricchi signori è richiesto di contribuire secondo le proprie possibilità, donando viveri e offerte in ispecial modo per le guerre contro il Turco affinché si possano difendere i nostri confini e la pace e la quiete in tutt’Europa. 

Ai poveri è fornito un aiuto concreto, infatti agli orfani e ai trovatelli viene insegnato un mestiere a spese dello stato, onde diventino scalpellini, falegnami, operai e quindi poi cittadini onesti. E non solo, nei nostri quattro ospedali si insegna anche la musica alle orfanelle più dotate, affinché queste possano con la loro arte riscattarsi e con i concerti dare lustro alla Repubblica. 

Esse sono delle vere eccellenze, rinomate in tutto il mondo! La musica che eseguono è sublime e chiunque giunga a Venezia vuole ascoltarle almeno una volta!

Bello, eh, ottimo direi! All’avanguardia direi! Che il governo dovrebbe prendere ispirazione. Manco oggi va bene così! 

Sei povero? Ti insegno un mestiere! 

Sei povera e talentuosa? Fai la musicista, no? Te compriamo pure lo strumento! 

Ma a che prezzo? Prezzo umano, intendo. 

Quanta vita sospirata c’era quelle dietro quelle grate? Quanta fatica? quanta disperazione? Quanta gratitudine per la miseria scampata? 

Vivere come uccellini in gabbia a suonare e cantare era certo un’esistenza complicata.

Queste ragazze avevano i migliori maestri ed erano talmente brave che era proibito loro suonare al di fuori dei luoghi in cui si esibivano, per non far concorrenza ai musicisti uomini.

E poi ci si domanda come mai nella storia sono pochi i nomi delle donne. 

Eccoli i nomi (alcuni) di ragazze senza volto eccoli, eccoli dagli elenchi degli ospedali veneziani: Chiaretta, Maria, Prudenzia, Apollonia, Tonina, Lucietta, Ambrosina Albetta, Candida, Susanna, Anna Maria, ditemi, com’era vivere così? 

Com’era cantare dietro una grata?

Anch’io, Alessandra, cantando spesso musica sacra dalle cantorie delle chiese ho avuto modo di esibirmi da dietro una grata.

Com’è strano non vedere le espressioni del pubblico; cosa c’è di più umano delle espressioni di un volto? Dell’espressione libera di un volto?

Com’è strano non sapere che emozioni riesci a donare. 

E come si percepisce flebile e lontano il legame bellissimo, da cuore a cuore, che si instaura durante la musica tra chi canta e chi ascolta.  

Indubbiamente è un’esperienza molto complicata esibirsi così, il tentare di comunicare arte, profondamente, attraverso delle barriere fisiche reali che di per sè stesse sono state create per evitare la comunicazione.  

E così, nel vortice di tutte queste emozioni e immaginazioni, dei colori, dei suoni, iniziai ascrivere il testo dello spettacolo, con musiche di Vivaldi, ovviamente, perché fu lui uno dei maestri di queste povere orfanelle. 

Non lo sapevate? Sì, il buon Antonio Vivaldi, quello delle Quattro Stagioni, che scrisse per loro, tra l’altro. 

Eh, sì, pensate che per risparmiare, la Serenissima Repubblica, lo licenziava a giugno per riassumerlo in settembre (come tutti i supplenti), certe cose non cambiano mai.

Ma s’è fatto tardi…  

Come andò a finire? Bene, certo!

Però ci sono ancora tanti dietro le quinte misteriosi ed interessanti che devo raccontarvi e, quindi, un po’ di suspence non guasta! 

Alla prossina

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