Nella vita di un soprano freelance come me ne accadono sempre di tutti i colori, e debbo dire che me la sono spassata e, che, no! 

Non mi annoio!

Alessandra Borin soprano Musica per i bebé

Intrecci intrecciati, incontri fatati, scontri arroventati… il tutto nella massima libera creatività dell’arte che si esprime e si espande, si mostra, appare fulgida e scompare (solo per imposizione altrui), per ricomparire però, tutto a un tratto, scoprendo, che aveva viaggiato in canali sotterranei, sottopelle per tornare a splendere in modi che neanche avremmo potuto prevedere.

Il silenzio è musica, l’assenza è preparazione, il buio chiama la luce e nulla è per sempre.

L’importante, nei momenti un po’ così, è fare come mela vostra soprano freelance preferita! 

Anche nella tempesta, mai abbattersi, mai smettere di sognare, tanto i cattivi – si sa – muoiono sempre… e, noi, siamo i buoni!

Ebbene, oggi vi voglio raccontare di quando la mia voce volò oltre le sbarre di una prigionia inattesa, oltre le montagne di un paese allucinato! 

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Vi voglio raccontare di quando, nel silenzio della mia casa, splendeva l’arte e la vita, nonostante fuori vi fossero paura e morte, di quando mi sentii l’artista più fortunata del pianeta. 

E tutto iniziò come? Direte voi…, ma con la solita telefonata, no???

Ebbene, quando risposi, scoprii, era un mio docente universitario della Ca’ Foscari, degli anni d’oro di Venezia quando facevo l’università, re-incontrato dopo anni tramite un amico in comune, che mi chiedeva una commissione personale: cantare la ninna nanna che lui stesso aveva composto per la nascita del suo primo nipotino!

Ma che figata!!! 

cicogna bebé

Mi sentii subito eccitata, contentissima… mi sentii come quei musicisti antichi che dovevano preparare gli spettacoli per i signori, per il matrimonio di quel re o il battesimo di quella nuova principessa!!! 

Ovviamente, accettai con gioia! 

La mia voce sarebbe stata la culla sonora di una nuova creaturina, le sue piccole orecchiette, dopo la voce della mamma e del papà, avrebbero ascoltato me, proprio me la Borin!

C’è onore più grande? C’è compito più arduo? I bambini non sono come le vecchie del loggione, i bambini sentono se c’è amore in ciò che canti, non a caso solo le mamme sanno cantare le ninne nanne… no?

Infatti, cos’è una ninna nanna se non è più alto esempio di canto d’amore, di quell’amore puro di chi accoglie alla vita? Non sono forse le madri le migliori cantanti? E come avrei potuto io esserlo se non liberandomi di tutte le paure e le tristezze per farmi invadere dall’amore???

ninna nanna

Chiusa la telefonata, iniziai a pensare… 

Borin, che storia! Eh, sì, c’è tutto un lavoro da fare sulla voce per spogliarsi della tecnica e far parlare il cuore, mica facile… e comunque, ricordati, che non è la prima volta che canti una ninna nanna. 

Ah, si? … ma io non me lo ricordo? 

Ma sì, ti ricordi nel 2012? 

Nel 2012? Ma è una vita fa! Non posso ricordare tutto! Aspetta, fammi pensare! Ah, si, il 5 maggio al Festival internazionale della Romanza da salotto, città di Conegliano. 

Festival della romanza da salotto

Anche quella volta, hanno tirato fuori dall’archivio una paccata di musica! 

Mai che mi facciano cantare brani conosciuti!! 

Infatti, il concerto verteva tutto su autori minori, pure difficili… soprattutto Tirindelli (Pier Adolfo Tirindelli: Conegliano, 5 maggio 1858 – Roma, 6 febbraio 1937) e Giarda (Luigi Stefano Giarda: Cassolnovo, Pavia, 1868 – Viña del Mar, Cile, 1953). Lo so, non li conoscevo neppure io prima di cantarli! 

Annuncio a tutti i miei colleghi: “O voi, cari colleghi e colleghe, lirici, jazz e spop, che potete ascoltare i brani che eseguirete su you tube, ma che ne sapete voi di quanto sia impegnativo trovare un dritto ad un brano mai sentito? 

Ma io sono specializzata in questo, io sono Labbborin, Labbbborigena, la mia voce è un labbbboratorio creativo, e troviamoglielo un fraseggio a questo pezzo impolverato, no? Ci avrà pure lui diritto di essere suonato, che sono queste discriminazioni? Non ce ne sono già troppe di questi tempi? 

Orbene, per quel concerto, abbi una grande emozione. Studiando uno dei brani della tradizione toscana che mi era stato affidato, vi riconobbi la ninna nanna che la mia nonnina Liana, elegante signora di Firenze, classe 1924 mi cantava quando ero piccola. 

Ah, che bei ricordi…

Ma dai Ale, dai confessa che ti dava ai nervi!!!!

Beh, in effetti invece di dormire mi chiedevo come mai mia nonna mi paragonasse ad un pollo? Mi veniva sempre in mente, la coscia di pollo in padella e la triste fine dei polli allo spiedo rosticceria. Nonna, nonna, perché mi vedi così? Non mi vuoi beneee???Aiutooooooo!

Ah, ah, che scema! Non avevo compreso che è la posizione dei bambini piccoli che stanno tutti rannicchiati, con le gambine in posizione ancora fetale, come delle coscette di pollo; e non avevo capito la tenerezza di una ninna nanna popolare, che trova nella vita quotidiana tutta la poesia di cui spesso non ci accorgiamo. 

E poi? Non ti ricordi quell’altra ninna nanna?

Ah, si, mi ricordo anche quella volta a Reggio Emilia, in quel meraviglioso Chiostro in estate… 

E adesso non chiedetemi l’anno, che è tardi e la segretaria è uscita… però era un bel concerto con l’arpa, suonavo con la mia carissima collega Elena… 

concerto Alessandra Borin Soprano

Elena, ti ricordi tutti quei bimbi silenziosi seduti con gli occhi sgranati ad ascoltare la nostra musica e i racconti?

Elena: Beh, Ale.. io mi ricordo solo che c’era un freddo…

Beh, si…hai ragione pure tu! Me lo ricordo!!! Ma ricordo anche di quella ninna nanna di Donizetti, il Gaetanino di Bergamo, c’è quel passo talmente commuovente in cui non si può far altro che piegare la voce al sentimento, al di là dell’esibizione, al di là della performance. 

…E la tua culla argentea/Come una navicella/Solca tranquilla l’etere,/Passa di stella in stella,/Vogano lieti gli angioli,/Tu dormi in mezzo a lor.

Na poesia, un’emozione!

In effetti una ninna nanna non ci può che cantare con il cuore dimenticandosi di tutti gli anni di studio o forse mettendoli tutti a frutto perché sono completamente dentro di te. Insomma, è difficile (cantare bene!)

Quando arrivò la mail dal mio ex professore universitario, ebbi un sussulto. 

Carissima Alessandra,

come promesso le invio in allegato quanto serve per valutare la Berceuse (Ninna nanna) che Sonia ed io abbiamo confezionato per festeggiare la venuta al mondo del nostro primo nipotino.

Speriamo che il nostro piccolo dono poetico-musicale sia da lei giudicato di un qualche pregio, certi che semmai sarà la sua magistrale interpretazione a valorizzarlo!

A presto con tutta la nostra stima e gratitudine,

Angelo & Sonia

Aprii gli allegati trepidante, eccola con il testo, in francese, viste le origini della nonna.

Ah, che meraviglia…fui talmente felice nello scoprire quella musicalmente dolce e originale. 

Nella solitudine della mia stanza in compagnia solo del registratore con il silenzio assordante del nulla cosmico che aleggiava all’esterno cominciai a cantare questa ninna nanna pensando alla nuova vita che sarebbe arrivata su questo pianeta, augurandogli con tutto il cuore di non trovarlo, alla sua nascita, così silenzioso muto triste è sterile com’era in quel momento.

Confesso che mi commossi all’idea dell’alta impresa di esser un dono tanto prezioso e intimo, di esser stata scelta per un compito così importante. 

Ricordo che in quelle settimane mi sentivo un leone in gabbia, con l’orizzonte vuoto, l’agenda con gli impegni cancellati… l’illusione di non valere più nulla… la primavera tardava a germogliare nel mio cuore…

Oh Borin, dacci un taglio! Vorrai mica intristire il gentile pubblico? Te lo devo ricordare io che l’artista soffre dignitosamente e in silenzio? 

L’artista è il miglior combattente nell’esercito della luce, quindi, tirati su le maniche e combatti… anzi, canta! Perché, anche di fronte al peggio, ricordati che Show must go on!

E fu così… mi aggrappai all’arte per sopravvivere in quei momenti tristi e per sopravvivere al mio cuore infranto. 

E studia, e canta e senti e ama. 

Ama quella creaturina sconosciuta che stava arrivando in questo strano pianeta altalenante tra bene e male. Ed era lì, al di là delle Alpi, mi attendeva, attendeva il mio canto per dormire e sognare i suoi nuovi sogni di umano. 

E insisti, studia, per trovare il timbro giusto, e registra e sfuma, lima… e prova e riprova. 

E così diventai suono, e diventai arte, e diventai intento e ritrovai me stessa…

Cantare quella ninna nanna fu come rompere l’incantesimo che mi aveva stregata, legandomi con le catene della paura. 

Chi ero, non dipendeva certo da quanti concerti avevo in agenda! Io ero un’artista sempre, e comunque. 

Il mio valore stava lì, rinchiuso in quelle note private e intime che avrebbe ascoltato solo una nuova famiglia, un pubblico d’eccellenza, davvero.

Mi emozionai nel pensare che, se il mio corpo era rinchiuso in casa, la mia voce avrebbe potuto volato lontano ed essere libera perché, chi può, infondo, imprigionare l’arte? 

E, se, la mia voce correva lontano, lì, in fondo oltre le Alpi, non ero io stessa libera? La vera libertà è nella mente! Bisogna sentirsi liberi prima di esserlo fisicamente.

Una volta finite le registrazioni a causa delle restrizioni, in remoto, il grande Andrea montò il tutto che venne spedito con celerità vesto la meta designata.

E fu così che un bebè, l’amore di un nonno e la musica sconfissero il male oscuro, che poi divenne verde nel silenzio assordante di chi non ha il fuoco della verità che scorre nelle vene e nell’anima… e che ancora opprime i giusti…

Oh, ma che ti ridi? Non lo sai che vince sempre il bene, l’arte il bello e la libertà?  

Alla prossima

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