Nella vita di un artista accadono sempre mille imprevisti e ti trovi sempre in mezzo a mille difficoltà.

Vivere live è un gran casino, perché, lo dico e lo ripeto, non puoi fare errori sennò sei morto!

E se non sei morto, vieni rimpiazzato.

Un artista quindi, che sia un cantante lirico, un musicista, un ballerino, dovendo dribblare con arte i passi falsi, gli imprevisti e i molti ostacoli disseminati nell’oceano della performance dal vivo, impara a riconoscere quali sono i veri amici su cui poter contare!

Un sipario come amico Alessandra Borin soprano

E in effetti, a ben pensarci – visto che stiamo parlando di dietro le quinte – un grande amico – quando sei sola sul palcoscenico e sai che tutti ti guardano e che non ti puoi grattare neanche quel pelo di parrucca che ti prude dietro l’orecchio sinistro – beh, ecco, un grande amico è lui: il sipario!

Sipario palcoscenico

Eh, sì! Il si – pario è un amico!

È come un porto in mezzo alla tempesta: puoi bere un sorso d’acqua a garganella senza pensarci, ti puoi sistemare le collant che sono cadute a mezza gamba o togliere il sassolino nella scarpa Luigi XVI, ma dico ma come cavolo c’è finito un sassolino nella scarpa, in teatro?

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

E lo ringrazi quel sipario perché, finché non si alza, tutto è possibile! E certe volte è ancora tutto possibile mentre si sta alzando. L’importante però è che il pubblico non veda, perché a qualunque costo: The show must go on!

the show must go on

Ah, ah, ah! Eh, già, mi ricorderò sempre quella volta alla Fenice.

In quel periodo ero fidanzata con un tenore che fu chiamato per un’emergenza a sostituire il personaggio del ruolo – principale disperso tra i bacari veneziani – e, dietro il sipario chiuso, con l’ouverture rossiniana dell’opera in cartellone che andava a pieno regime, gli stavano ancora cucendo il vestito addosso. Ricordo che mi guardò con lo sguardo di un kamikaze in missione.

E mentre veniva letteralmente issato sulla scenografia a colonne di Pierluigi Pizzi, aveva il pollice alzato come fanno gli astronauti prima del lancio!

astronauta

Sipario, Luce. Fu un successo!

In effetti quando stai dietro al sipario, dietro le quinte, tutto è ancora possibile, qualsiasi pubblico ci sia oltre. Sei immerso in un mondo in bilico tra sogno e realtà, tra tocca a me e ancora non tocca a me, tra voglio scappare e non posso più scappare, tra chi me l’ha fatto fare e…  chi è di scena??

Dietro al sipario, il palco ha il colore del legno consumato, su cui sono passate mille e mille scarpe che hanno camminato centinaia di passi, ma non hanno mai percorso una vera strada.

Dietro al sipario è un misto di profumi di polvere, di tempo, di usato, con un retrogusto di vernici e colori, di cose nuove appena inventate.

Il sipario ti divide tra quello che vorresti essere e quello che sei, ma quando si alza va in scena la verità! Strano a dirsi in un mondo di finzione come è quello del teatro dove le case hanno solo la facciata, le scale non portano da nessuna parte e dove i fiori, ahimè, non hanno odore.

luci palcoscenico

Ma quando si apre il sipario la luce ti illumina il viso, ogni volta è come una nuova nascita, è come la luce del mattino dopo il buio durato tutta l’eternità di quei secondi in cui sei sospeso nel tempo.

Ogni volta che mi ci trovo, mi viene in mente il ritaglio di giornale con una bellissima frase della Callas, che avevo attaccato nel mio armadietto della cameretta adolescente:

Si può fare di tutto per sostenere un artista ma quando si alza il sipario parla soltanto il valore.

E che cavolo se non è vero!!!

Quando sei dietro al sipario, sei lì che guardi al buio quel telo scuro che ti separa dal mondo, e sei tu, tu e basta, con tutto quello che ti ha fatto arrivare fino a lì.

Dietro al sipario si vivono attimi eterni di gioia trepidante e soddisfazione; è il confessionale in cui un artista fa i conti con se stesso e lo sa nel suo cuore quanto vale.

E a me dopotutto piace quella sensazione in bilico sul burrone del destino, e immagino tutta la gente che c’è stata lì dietro, nascosta al suo personaggio solo da un velo.

Poi guardi in alto ed è stupendo, e vedi tutte quante le quinte, le corde, le luci attaccate alle americane, la gente che cammina a quindici metri sospesa nel vuoto, e poi traffico di qua traffico di là, mentre dall’altra parte, nella tranquillità e nell’eleganza del teatro l’orchestra va!

dietro il sipario

Il sipario è un guardiano, il sipario ti protegge, il sipario è una porta spazio-temporale!

Oh, divide due mondi diversi, due realtà separate, sembrano quasi due universi paralleli.

Dietro il palco c’è ordine, disciplina, cortesia, eleganza e rispetto, è una società perfetta, un meccanismo a incastri, come Tetris, in cui ognuno sa qual è il suo posto, in cui tutti sono necessari perché tutto possa andare bene, in cui tutti sanno cosa gli spetta fare e non fanno nulla di più, perché sanno che il meccanismo è fatto di piccoli e di grandi, e che ognuno, accettando il proprio ruolo in virtù dell’armonia contribuisce alla resa dello spettacolo e al successo dell’opera d’arte.  

sipario corde

Ma tutto questo per parlare solo di un telo, incredibile magia della vista celata?  

Eppure, questo semplice telo custodisce uno dei ricordi più belli che ho.

Orbene, nel 2016, il vostro soprano freelance preferito, stava nel pieno di un concerto con un tenore e mentre stavo quieta, quieta, dietro al sipario in attesa che toccasse a me, l’orchestra inizia a suonare il valzer numero due di Shostakovich (Dmitrij Dmitrievic Shostakovich. San Pietroburgo 1906 – Mosca 1975), quello dalla Jazz Suite (Suite per Orchestra Jazz n.2 – 1938), ma sì che lo sapete, quello del film di Kubrick con Nicole Kidman e Tom Cruise.

Eyes wide shut Kubrick

Ordunque, io il fantomatico tenore eravamo dietro le quinte in attesa del nostro turno e io stavo lì facendomi cavoli miei guardandomi le scarpe, cosa che faccio sempre, l’avrete capito, e controllando che non ci fosse qualche pelucchetto bianco sull’ampia gonna dell’abito quando vedo una mano arrivare dall’alto con un gesto di invito.

Il sorriso simpatico del mio collega era accompagnato da uno sguardo giocoso e inaspettato.

È stato un lampo, un guizzo d’intesa tra i nostri intenti.

Shostakovich waltz 2

Ho chinato il capo accettando, con ottocentesca cortesia, il suo invito e dopo un inchino gentile ho appoggiato la mia mano sulla sua spalla, con cura e lentezza ho sollevato la gonna lunga e vaporosa per iniziare il ballo.

La musica era stupenda, era lì, a due passi, tutta per noi e mi sono lasciata portare, mi sono lasciata condurre, mi sembrava di volare! Altro che ballo in discoteca, dove sono tutti sudati e dimenanti, la mano forte che fa presa sulla vita sottile e ti conduce, fa tutto un altro effetto,

ballo

Che sogno quel volteggiare vagando tra le custodie aperte degli strumentisti, tra calzini e scarpe sportive, tra i vestiti della vita di tutti i giorni lasciati incustoditi per indossare i panni dell’arte!

Che meraviglia sentire assieme alla musica il fruscio della gonna che svolazza libera, finalmente, di essere gonna. Con un lieve affanno misto a felicità, continuavamo a volteggiare a suon di musica con i sorrisi trasfigurati.

Il sipario ci proteggeva con discrezione, nessuno tranne noi sapeva cosa stesse accadendo lì dietro.

Quel luogo era diventato una dimensione tutta nostra in cui non eravamo noi con i nostri nomi di battesimo, non eravamo né soprano né tenore, ma semplicemente uomo e donna senza tempo, senza prima e senza dopo, senza richieste e senza risposte.

Eravamo passi e movimento puri, immersi nella musica come in un fluido luminoso fatto di vita, una vita calda vera, roboante di pienezza in cui ogni attimo ha un senso, in cui ogni istante non sfugge, non passa via uguale agli altri.

Il Gattopardo

Ho chiuso gli occhi e mi sono lasciata trasportare lontano nelle fantasie della mia immaginazione e volteggiando ho visto davanti a me lampadari pieni di fiammelle e la loro luce dipanarsi tra i cristalli, arazzi dai mille colori e divani in velluto; nell’aria i profumi alla violetta e al gelsomino, odore di sigaro e vino.

Ad ogni passo ero io e non ero più io. Ero Angelica nel Gattopardo, ed ero Anna abbracciata al conte Vronskij, ero Cenerentola ero Eliza, ero al ballo delle debuttanti, ero al ballo del paese, felice ed emozionata di danzare con l’amato a lungo desiato.

Renoir

Che sogno, che gratitudine, che bella la vita degli artisti tra fatica e gioia, tra corse e lentezza, tra frighi vuoti e cene fuori; senza sicurezze, senza limiti, senza obblighi, senza amici, senza patria.

Che bella la vita degli artisti, dove impari dai tuoi personaggi, dove la passione ti rende più facile vivere ai margini, a servizio di un’umanità che spesso non ti considera.

Che bella la vita degli artisti dove ogni concerto è un’esperienza inaspettata che si serba poi nel cuore, in una frase, in una risata o in un ballo, sì, per me, persino in un ballo.

Un sipario come amico

Ci ridestammo come da un sogno, con il fiatone che non è il massimo se hai da cantà, ma felici.

Quasi quasi mi dispiaceva che ci fosse il concerto da finire. Toccava a lui, per fortuna!

Il sipario si aprì e lo fagocitò verso l’altra dimensione, lui mi guardò come una kamicaze in missione e si incamminò baldanzoso verso la sua aria. Io mi aggiustai il vestito e sorrisi di me stessa e della vita, e poi mi preparai con quel senso di lieve di fastidio all’ineluttabile fragore dell’applauso che stava per arrivare.

Ma che c’avrà poi st’aria de tanto bello… che tutti ci vanno in visibilio???

Eccolo… eccolo, eccolo!!!

vincerò

Vabbè và, vabbè dai …per stavolta lo perdono!

Alla prossima.

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