Viaggiare è una parte fondamentale del lavoro di un artista, e per un’artista freelance, come me, diventa un’abitudine spostarsi qua e là in giro per il mondo e cominci sia da piccolo, appena diplomato in conservatorio!!

Preferisci ascoltare il podcast? Eccolo qui, letto da me:

Come si sa, Nemo propheta in patria dicono, e quindi siccome la gente vuole sempre novità, ti tocca sempre cambiare città per fare concerti. E questo non vale solo per me, vale per tutti.

Infatti, anche ai cantanti della città dove vai a cantare gli tocca cambiare città, e diventa tutto uno spostarsi qua e là… e cantare nella stessa città dove vivi diventa un’eccezione. Fate conto che dove abito, ci avrò cantato tre volte!

Ma comunque va così, è sempre andata così: calesse, baule, costumi…l’aria da baule. Ed ora auto, treno, aereo, valigia! E siccome l’esperienza è un tesoro, oramai conosco tutti i trucchi del cantante viaggiatore e sono pronta a svelarli per coloro che volessero intraprendere il non essenziale lavoro dell’artista.

Alessandra Borin Soprano una vita in viaggio

Punto primo: non ammalarsi nel tragitto tra casa e il luogo del concerto, cosa che può avvenire tranquillamente se viaggi in treno o in aereo ma, ovviamente, con modalità diverse.

Mi spiego meglio.

In treno, per esempio, il rischio è dato dall’untore vicino che non si mette mai la mano davanti la bocca tossendo o dall’aria condizionata che ha solo due velocità -30 gradi per la versione glaciale e +40 gradi, versione deserto e anche se placchi il controllore che passa velocemente per non avere rotture di balle, implorando in tutte le lingue, non c’è nulla da fare.

La temperatura resta sempre la stessa e ti farà ammalare!

Oh, sia chiaro che se hai la mascherina non è che vada meglio, il microclima che si crea respirando la tua tessa aria ti distrugge le corde vocali e lì sei morto! Sei morto!!!

viaggio in treno


In aereo, invece, il problema è il secco dovuto all’aria condizionata e ai filtri che non cambiano mai, per cui è bene prepararsi al viaggio bevendo come un cammello nei tre, quattro, cinque giorni precedenti al volo.

Effetto simile di secchezza è dato quando si fanno concerti in alta quota o in luoghi di montagna, in quei posti sperduti in mezzo alla natura dove un soprano free lance, come me, va perché magari c’è un organo antico o perché sei richiestissima da tutto il paese di montanari melomani che ti strapagano un concerto lirico e ti adorano molto più del Rotary Club di città.

E allora giù a bere, e poi ogni tanto abbassare il finestrino e respirare l’aria che cambia il suo tasso di umidità. Praticamente viaggiare per un cantante è un’operazione di intelligence bella e buona!

Alessandra Borin soprano

Questi sì che sono dietro le quinte succulenti, queste cose chi ve le racconta, eh? Questo è know how professionale. E voi direte come ho raggiunta queste capacità di comprensione… eh? Esperienza!

Mi ricordo quel mitico concerto con clavicembalo e con la tromba a Pellizzano in provincia di Trento nel dove scesa dall’auto alla fine del viaggio alla prima boccata d’aria di montagna ho sentito il deserto in gola e ho capito che sarebbe stato molto difficile sopravvivere al concerto!

Mi scusi, dove trovo una cassa d’acqua minerale?

Eh, sì, bisogna dire che se le distanze sono modeste, i viaggi in auto sono i migliori.

viaggio in macchina

Ti puoi fermare, riposare ma ovviamente non devi guardare tu, sennò a furia di freno e acceleratore tutti i muscoli che servono a gestire il fiato si scaricano di energia e poi col cavolo che gli piazzi l’acuto. Quindi, meglio farsi portare, anche perché poi, al ritorno alla Borin, dopo lo schizzo di adrenalina del concerto je cala la palpebra.

Eh, si, confesso che mi arriva improvvisamente una piomba fotonica, che manco gli stecchini negli occhi mi tengono sveglia, ed è già tanto che non sia finita in un fosso!

Quindi è meglio farsi portare, e da chi? Beh, secondo voi chi è disposto ad usare tutto il suo tempo per te a parte uno chauffeur a pagamento?

Velo dico subito: Nes-su-no!

E voi direte, Borin, manco un amico, un fidanzato, un amante?

Eh, no, cioè, magari una volta ci provano, ma poi, sapete, ascoltare le prove, mangiare fuori, l’avventura, non è roba per tutti!

Per raggiungere il luogo del concerto, sempre meglio andare con i colleghi, l’obiettivo è lo stesso!

La macchinata con i colleghi è dunque un classico nella vita di un’artista, freelance, come me.

Alessandra Borin Soprano

E’ una questione di amicizia direte voi? No.

Di sicurezza??? No.

Di compagnia?? No, ma chi se ne frega.

La verità, cari miei, è che si va assieme per una questione de soldi!

Infatti, come si sa in Italia per la cultura non ci sono mai danari, e, quindi, se si risparmia di viaggio ci sono più soldi per tutti.

Alessandra Borin Soprano

Pronto da dove parti? Ah, da Milano? No, io sono di Vicenza, se andiamo a Bologna mi faccio trovare a Verona?

Pronto, si? Sì, se andiamo a Verona, vengo a Padova se parti da Venezia.

Ma andiamo con la tua? Quanto tiene, ah, come il seggiolino del bambino non si può spostare? Pronto? Andiamo con la tua, con la mia? Quanto ha? 270.000 km? Ah, bene è nuova! La mia ne ha 300.000 di kilometri!

Pronto? Andiamo con la tua? Ah, è dal meccanico? E quando te la ripara?

baule macchina

Un musicista sceglie la propria auto in base allo strumento, quindi le macchine prescelte per le trasferte dei musicisti sono quelle dei violoncellisti e dei clavicembalisti (ovviamente solo se il clavicembalo è già nel posto del concerto, sennò non ci sta manco uno spillo).

E comunque partire per il concerto è un’arte sopraffina, un esempio da manuale di massimo sfruttamento dello spazio. Quindi a noi Tetris ci fa un baffo, perché nel minor numero di macchine ci dobbiamo entrare noi, gli strumenti e i vestiti da concerto, che non si possono spiegazzare, quindi si riempie a strati, sotto i musicisti, poi gli i strumenti e sopra gli abiti, come un carro di zingari, una comodità!!!

baule macchina pieno

Nella vita di un soprano free lance, come me, il viaggio è anche un momento di relax, di riflessione e di studio.

Se sei in treno ti lasci cullare dal tu-tum tu-tum del treno e leggendo a mente i tuoi spartiti sei finalmente nel tuo mondo di canto libera e beata ripassando i vari passag…

“A signorì, ma che studia musica? Anche mio figlio suona la pianola”.

“Oh, ma che roba è? Ma lei è una musicista! Ma come cantante? Ah bene, venga da noi a cantare il liscio che è cosci carina che sicuramente ha una voce bellissima!”

“Mi scusi, lei è cantante…ma la conosce Maria, mia cugina, che canta anche lei. Ma lei fa la lirica?”

Ogni volta che mi vedono in giro con gli spartiti mi fanno un sacco di domande.

E capisco che ormai siamo animali rari ormai, tanto ci stanno iscrivendo al WWF soprattutto dopo il 2020. Comunque non serve andare in prima classe, tanto è sempre uguale! Se vedono uno spartito vogliono chiacchierare, e, a te, non ti frega.

Vorresti riservare la voce, vorresti ripassare. Poi pensi che magari puoi salvarti dall’estinzione e cerchi di convincere e illustrare la bellezza della musica classica. Ma niente!

Le battute del cavolo sono insite nell’italiano medio che ha un’idea ridanciana della cultura, che tanto apri la bocca e canti! No, non è così!

Una volta, però, ci ho rimediato un biglietto allo stadio.

Come? Beh, ve lo racconto!

Stavo tornando da Roma e ho beccato in prima classe niente popò di meno che il vagone con tutta la squadra di calcio del Vicenza.

L’allenatore mi dice che suonava il clarinetto e mi invitata a sedere accanto a lui. Oh, ma lo sapete che c’era pure il fratello di Ligabue che fa il medico per la squadra del Vicenza? E insomma, chiacchera qui e lì mi offrono un biglietto per la partita della settimana successiva. E ci sono andata.

vicenza trapani calcio

In viaggio ti capita sempre qualcosa di assurdo, gente particolare, senti storie dell’altro mondo telefonate ad alta voce…

Il viaggio di per sé è un’avventura!

Mi ricordo di quella volta che avevo di fronte un tipo strano che continuava a fissarmi.

Ero imbarazzata, ma questo che vuole? Finchè poi alla fine mi regalò un mio ritratto: che carino!  

ritratto a matita

Insomma, il cantante è un nomade dell’arte, egli porta in lungo e in largo il suo balsamo dell’anima.

Si sa, se il medico cura il corpo, l’artista cura l’animo.

Che non è cosa da poco: a volte per sopravvivere fa più effetto una canzone!

Quindi viaggio e musica sono correlati, da sempre, anche se in quest’epoca moderna si esagera!

Una volta lessi un libro che parlava di Aureliano Pertile (Montagnana, 9 novembre 1885 – Milano, 11 gennaio 1952) che nonostante cantasse a Padova non andava Venezia a trovare la sua famiglia perché aveva paura che la voce, con lo sbalzo di temperatura tra una città e l’altra, potesse subire dei cambiamenti! Bei tempi!

Aureliano Pertile

Oggi col cavolo che c’è tutta sta cura. Sei carne da macello per le agenzie e ti tocca cantare la sera Parigi il giorno dopo partire e arrivare a Milano per un altro concerto… della serie jet non stop! E vabbè che ti pagano, ma non siamo mica dei jukebox! Però a volte hai culo e ti annullano il volo e allora: vacanzaaaaa!!

L’ultima volta è successo a Trapani, volo annullato, giorno in più pagato, albergo, mare, pranzetto a San Vito lo Capo. Na pacchia! 

Eh, si, a volte c’è un po’ di requie lo confesso.

Ma la maggior parte dei ricordi sono: treni in ritardo, aerei cancellati, aerei persi, navigatori impazziti e convinti che farti passare in sentieri di campagna o in mezzo al cimitero sia una buna strada: aiuto!

E poi, diciamocelo, viaggi sempre col patema, arriverò al concerto in tempo? Allora parti quattro ore prima che non si sa mai, ti becchi… un incendio in autostrada e resti in coda ad affumicarti per tre ore. Insomma, si, ne ho passate più di un tour operator.

In conclusione, noi artisti andiamo qua e la a spacciare roba buona, noi siamo utili.

Dicono che di noi si può fare a meno, ma chi gli crede è senza cuore!

Portiamo gioia, sorrisi, riflessioni, siamo specchi su cui il pubblico si riflette, riflette pensa e cresce, siamo strumenti fragili di questa umanità che da sola cresce secolo dopo secolo verso il meglio!

Noi siamo il rimedio alla morte interiore, il vaccino contro la mediocrità e lo sappiamo, lo sappiamo che questo lavoro è tutta una corsa contro il tempo, contro gli imprevisti, contro la paura con l’unico obiettivo di arrivare alla meta!

nota musicale

Insomma, se sei un artista freelance, come me, lo sai che il mondo è il tuo palcoscenico, che la valigia è la tua amica!

Perché, in una vita sempre in viaggio nel viaggio della vita, l’importante è non restare mai a piedi!

Alla prossima.

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